Cinque domande per capire se il magazzino sta perdendo efficienza

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Responsabile di magazzino verifica efficienza e operazioni con un tablet

Un magazzino può continuare a spedire ogni giorno e, nello stesso tempo, diventare meno efficiente. Gli ordini escono, ma aumentano i percorsi, le verifiche, le urgenze e le correzioni.

Per accorgersene non è necessario partire da un progetto complesso. Una prima verifica può concentrarsi su cinque domande: come avviene il picking, dove nascono gli errori, come viene usato lo spazio, quali scorte ruotano e quanto dura il ciclo dell’ordine.

Non esistono soglie universali che separino un magazzino “buono” da uno “cattivo”. Un ricambista, un e-commerce e un distributore alimentare hanno assortimenti, vincoli e livelli di servizio diversi. La checklist serve quindi a individuare variazioni, incoerenze e fenomeni da approfondire, non ad assegnare un voto automatico.

1. Il picking richiede più tempo o più strada del necessario?

Il picking assorbe attività ripetitive: raggiungere l’ubicazione, identificare l’articolo, prelevare la quantità, confermare il movimento e passare alla riga successiva. Piccoli attriti in ciascun passaggio si moltiplicano per il numero di righe lavorate.

La prima osservazione utile è la produttività, per esempio righe prelevate per ora lavorata. Il dato, però, acquista significato solo se viene confrontato con periodi e condizioni simili. Ordini con una sola unità, colli completi o pezzi sfusi non richiedono lo stesso lavoro. Anche picchi stagionali, nuovi assunti e variazioni nell’assortimento possono modificare il risultato.

Accanto alla produttività conviene osservare:

  • distanza o tempo di spostamento per missione;
  • frequenza con cui gli operatori trovano un’ubicazione vuota;
  • articoli ad alta movimentazione collocati in zone poco accessibili;
  • interruzioni per chiedere informazioni o correggere dati;
  • differenze evidenti tra turni, aree e tipologie d’ordine.

Un calo non dimostra da solo un problema di prestazione individuale. Potrebbe dipendere da slotting non aggiornato, missioni costruite male, congestione o anagrafiche imprecise. Prima di intervenire sulle persone, bisogna verificare il processo.

2. Gli errori vengono contati insieme al lavoro che generano?

Un errore di prelievo non termina quando viene scoperto. Può richiedere controllo, ricerca del prodotto corretto, rettifica della giacenza, nuova preparazione, seconda spedizione e gestione del cliente. Se l’azienda registra soltanto il reso finale, una parte del costo rimane invisibile.

Il tasso di errore può essere calcolato su ordini, righe o pezzi. Nessuna base è sempre migliore: deve essere coerente nel tempo e adatta al processo osservato. È importante anche distinguere almeno tra articolo errato, quantità errata, lotto non corretto, danno e mancanza. Aggregare tutto in un unico numero rende più difficile trovare la causa.

La checklist dovrebbe chiedere:

  • in quale fase l’errore viene rilevato;
  • se il dato è associato ad articolo, ubicazione, turno o tipo d’ordine;
  • quanto lavoro di correzione produce;
  • se esistono errori ripetuti sulle stesse referenze;
  • se i controlli aggiuntivi riducono gli errori o spostano soltanto tempo altrove.

Un aumento delle segnalazioni non è sempre un peggioramento: potrebbe derivare da una rilevazione più precisa. Per questo occorre documentare anche eventuali cambiamenti nel metodo di conteggio.

3. Lo spazio è davvero utilizzato bene?

La saturazione viene spesso letta come percentuale di spazio occupato. È un’informazione utile, ma incompleta. Un magazzino quasi pieno può perdere efficienza perché mancano ubicazioni libere per ricevere, consolidare o ricollocare la merce. Al contrario, un’area poco piena può essere necessaria per picchi o operazioni specifiche.

Volume teorico, posti pallet e ubicazioni occupate raccontano aspetti diversi. Contano anche accessibilità, portata delle strutture, dimensioni delle unità di carico e compatibilità tra prodotti. Una percentuale unica non rappresenta tutti questi vincoli.

Segnali concreti da verificare sono:

  • merce lasciata stabilmente nelle corsie o nelle aree di transito;
  • ubicazioni frammentate con molto spazio non utilizzabile;
  • frequenti spostamenti interni per creare posto;
  • aree congestionate accanto ad altre poco utilizzate;
  • scorte veloci collocate lontano per mancanza di spazio disponibile;
  • tempi di ricevimento che aumentano quando arrivano più fornitori insieme.

La domanda corretta non è “quanto possiamo riempire il magazzino?”, ma “quanto spazio possiamo occupare senza ostacolare flussi, sicurezza e servizio?”.

4. Sappiamo quali articoli ruotano e quali restano fermi?

La rotazione delle scorte collega i consumi o le vendite alla giacenza media. Aiuta a capire quante risorse sono immobilizzate e quanto spesso lo stock si rinnova. Anche in questo caso, il valore aggregato può nascondere differenze importanti.

Una media aziendale combina articoli veloci, stagionali, strategici, nuovi o obsoleti. Un ricambio venduto raramente può essere indispensabile per garantire assistenza; una referenza con vendite regolari può comunque avere una quantità eccessiva. Prima di giudicare bisogna considerare funzione, marginalità, tempi di riapprovvigionamento e livello di servizio richiesto.

Una prima analisi può partire da:

  • data dell’ultimo movimento;
  • quantità e valore della giacenza;
  • frequenza e variabilità dei prelievi;
  • copertura rispetto ai consumi osservati;
  • articoli duplicati o sostituiti ma ancora presenti;
  • differenza tra classi ad alta e bassa movimentazione.

L’analisi ABC è utile per ordinare le priorità, purché sia chiaro il criterio: fatturato, valore consumato, numero di righe o movimenti producono classificazioni diverse. Non basta etichettare le referenze; bisogna collegare la classe a una decisione, come riesaminare ubicazione, quantità o politica di riordino.

5. Quanto tempo passa davvero dall’ordine alla spedizione?

Il tempo di ciclo misura l’intervallo tra due eventi definiti, per esempio ricezione dell’ordine e disponibilità per la spedizione. La definizione deve essere scritta: partire dall’inserimento manuale, dall’approvazione commerciale o dal rilascio al magazzino cambia il risultato.

La sola media può nascondere ordini molto lenti. È utile affiancare distribuzione, casi estremi e quota completata entro il tempo concordato con il cliente. Poi il ciclo va scomposto: attesa prima del rilascio, picking, controllo, imballaggio e attesa del vettore.

Le domande operative sono:

  • dove si accumulano gli ordini in attesa;
  • quali fasi hanno orari di avvio o finestre rigide;
  • quali tipologie richiedono più eccezioni;
  • quanto incidono mancanze, priorità urgenti e approvazioni;
  • se il tempo migliora sacrificando accuratezza o accumulando lavoro nel turno successivo.

Non serve inventare un tempo obiettivo uguale per tutti. Il riferimento più utile può essere lo storico dell’azienda, segmentato per tipo d’ordine, insieme al livello di servizio promesso.

Dalle cinque risposte a una verifica concreta

La checklist funziona se produce domande più precise. Per iniziare, si può scegliere un periodo rappresentativo, esportare ordini e movimenti, definire ogni indicatore e annotare eventi anomali. Il confronto dovrebbe usare basi omogenee: stesse unità, stesso perimetro e categorie simili.

Conviene poi discutere i risultati con chi opera in magazzino. Un picco nei tempi può corrispondere a un problema già noto; un valore apparentemente regolare può nascondere correzioni manuali non registrate.

Stiamo valutando un servizio per trasformare un export Excel o CSV in una prima diagnosi con KPI, analisi ABC e priorità da verificare. Il servizio non è ancora disponibile e non promette di individuare ogni causa senza conoscere il reparto. Vogliamo prima capire se un livello di analisi circoscritto sarebbe utile alle PMI italiane.

Quante di queste cinque domande riesci già a misurare?

Compila il breve questionario: ci aiuterai a capire quali informazioni mancano oggi alle PMI e se una diagnosi iniziale basata sui dati possa essere utile. Se vorrai, potrai lasciare un contatto per un eventuale test pilota.

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Fonti e approfondimenti

  1. ASCM, SCOR Digital Standard — quadro di riferimento per processi e metriche della supply chain:
    https://www.ascm.org/corporate-solutions/standards-tools/scor-ds/
  2. GS1 Italy, Logistica — standard e materiali sulla visibilità dei flussi:
    https://gs1it.org/settori/logistica/
  3. LIUC, Dossier OSAM 2025 — contesto sull’organizzazione e automazione dei magazzini nel campione osservato:
    https://www.liuc.it/wp-content/uploads/Dossier_Lo09_2025.pdf
  4. Microsoft Support, Creare una tabella pivot per analizzare i dati di un foglio di lavoro:
    https://support.microsoft.com/it-it/office/creare-una-tabella-pivot-per-analizzare-i-dati-di-un-foglio-di-lavoro-a9a84538-bfe9-40a9-a8e9-f99134456576
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Francesco

Ingegnere informatico, Consulente logistico e co-founder di Gazzetta Logistica. Mi occupo di Logistica dal 2012. Da alcuni anni lavoriamo alla realizzazione del software gestionale SWEET per la gestione del magazzino e dei trasporti, il quale sta riscontrando un buon successo nelle varie installazioni.

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