Misurazione delle emissioni nella supply chain: partire dai dati

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Analista che esamina dati ambientali collegati alle attività logistiche e al trasporto

Misurazione delle emissioni nella supply chain: partire dai dati

La misurazione delle emissioni nella supply chain diventa utile quando permette di spiegare un risultato e prendere una decisione. Un totale annuale, senza perimetro e fonti, può sembrare preciso ma lascia aperte le domande operative: quali attività comprende, come sono state stimate e cosa è cambiato rispetto al periodo precedente?

Per un responsabile logistico il primo passo è costruire un processo ripetibile. Occorrono dati sulle attività, criteri documentati e persone che possano verificare le informazioni. Questa guida propone un percorso organizzativo per iniziare e migliorare il lavoro nel tempo. Non sostituisce una valutazione specialistica del metodo di rendicontazione applicabile all’impresa.

Misurazione delle emissioni nella supply chain: definire lo scopo

Prima di chiedere dati ai fornitori, scrivi quale domanda vuoi affrontare. Valutare il trasporto in uscita, preparare un inventario aziendale e studiare l’impronta di un prodotto sono lavori diversi. Possono utilizzare informazioni comuni, ma richiedono confini e criteri coerenti con il rispettivo obiettivo.

Il GHG Protocol distingue standard e indicazioni per inventari aziendali, catene del valore e prodotti. Nel quadro aziendale, le emissioni dirette rientrano nello Scope 1; lo Scope 2 riguarda l’energia acquistata, come elettricità, calore e raffrescamento. Le altre emissioni indirette della catena del valore sono affrontate nello Scope 3.

Queste distinzioni aiutano a porre le domande corrette, ma non autorizzano a classificare ogni operazione guardando soltanto il nome del reparto. Documenta il rapporto con mezzi, impianti e servizi e fai verificare il trattamento delle situazioni dubbie da chi presidia la metodologia.

Il risultato iniziale può essere una pagina di progetto: obiettivo, periodo, attività incluse, esclusioni motivate, responsabile e destinatari. Se questa pagina non è condivisa, acquistare uno strumento di calcolo rischia di rendere più veloce un lavoro ancora ambiguo.

Costruire una mappa delle attività e dei proprietari dei dati

Disegna il percorso della merce, dall’approvvigionamento alle consegne e ai ritorni. Per ogni passaggio individua chi possiede il dato e in quale sistema si trova. Acquisti può conoscere il fornitore, logistica le spedizioni, amministrazione le fatture e il gestore del sito i consumi.

Una mappa di lavoro essenziale comprende:

  • Attività e confine considerato, con un esempio concreto.
  • Periodo e frequenza di aggiornamento.
  • Fonte del dato, unità di misura e referente.
  • Controlli disponibili e informazioni mancanti.
  • Metodo previsto per gestire lacune e revisioni.

Non trasformare subito questa mappa in un questionario lungo per tutti. Parti dalle attività pertinenti al progetto e chiarisci quali informazioni sono davvero necessarie. La visibilità lungo la catena di fornitura può migliorare il reperimento dei dati, ma la disponibilità di eventi operativi non garantisce da sola la qualità di un inventario.

Conserva anche la data di estrazione e la versione del file ricevuto. Due fogli con lo stesso nome, aggiornati in momenti diversi, possono generare risultati incompatibili senza che nessuno abbia sbagliato una formula.

Separare dati di attività, fattori e ipotesi

Un dato di attività descrive ciò che è stato svolto. Un fattore traduce quel dato in una stima delle emissioni secondo un metodo specifico. Il calcolo deve mantenere compatibili unità, confini e periodo di riferimento. Non basta trovare un valore espresso in chilogrammi di CO₂ equivalente.

La guida di calcolo Scope 3 presenta metodi e indicazioni per le quindici categorie, con esempi e criteri di scelta. Serve per orientare il metodo, non come scorciatoia per attribuire lo stesso fattore a qualsiasi attività logistica.

In un registro separato conserva fonte e versione del fattore, unità richieste, copertura e motivazione della scelta. Se usi una stima sostitutiva, dichiarala. Se il fornitore comunica già un valore di emissioni, chiedi come è stato ottenuto prima di sommarlo ad altri risultati.

Un controllo semplice consiste nel seguire un singolo record dall’origine al totale. Il revisore dovrebbe capire quale dato è entrato, come è stato trasformato e quali ipotesi sono state applicate. Quando questo percorso non è ricostruibile, il totale va trattato con cautela.

Misurazione delle emissioni nella supply chain: un progetto pilota

Immagina un’impresa che voglia comprendere meglio le consegne di una famiglia di prodotti. Per il pilota sceglie un periodo chiuso e un insieme identificabile di spedizioni. Non presenta il risultato come impronta dell’intera azienda: esplicita il perimetro ristretto.

Il gruppo confronta l’elenco delle spedizioni con i documenti operativi, verifica unità e duplicati e separa le informazioni complete da quelle stimate. Registra poi le regole di attribuzione usate quando una spedizione comprende più prodotti. Ogni scelta resta collegata al dato interessato.

Prima di estendere il lavoro, chiede a una seconda persona di riprodurre un campione dei calcoli. Se il risultato non coincide, indaga la differenza. Spesso emergono problemi pratici: una conversione implicita, un reso contato due volte o una versione superata del file del trasportatore.

Il pilota si conclude con un elenco di miglioramenti al processo dati. Può essere più utile ottenere un identificativo stabile di spedizione che aggiungere subito un nuovo grafico al cruscotto. La collaborazione con gli operatori logistici aiuta a concordare questi scambi in modo sostenibile per entrambe le parti.

Qualità e copertura: rendere visibili i limiti

Un risultato dovrebbe essere accompagnato da informazioni sulla sua qualità. Quanta parte del perimetro è coperta? Quali dati derivano da misure disponibili e quali da stime? Dove mancano informazioni? Chi ha verificato i passaggi più delicati?

Puoi usare un registro interno con tre stati: dato verificato, dato da chiarire, dato sostituito da una stima documentata. Questi stati sono una proposta organizzativa, non una classificazione ufficiale. Servono a distribuire il lavoro e a evitare che celle vuote diventino silenziosamente valori pari a zero.

Fissa una data di chiusura del periodo. Le correzioni successive devono lasciare una traccia: valore precedente, nuovo valore, motivo e impatto sul risultato. Altrimenti ogni riunione rischia di discutere un numero diverso senza sapere perché.

Le lacune non vanno nascoste dietro una cifra con molti decimali. Presentare l’incertezza e le assunzioni rende il risultato più leggibile. Aiuta anche a scegliere dove investire per migliorare la raccolta del periodo successivo.

Confrontare periodi senza confondere volumi ed efficienza

Una riduzione del totale può dipendere da minori volumi, da un cambiamento del servizio o da un miglioramento operativo. Per interpretarla occorre affiancare al risultato il contesto: attività svolte, perimetro, mix e variazioni del metodo.

Lo standard Scope 3 della catena del valore è pensato per seguire le prestazioni di una stessa impresa nel tempo. Non consente di considerare automaticamente confrontabili i risultati di aziende diverse: servono coerenza metodologica e informazioni adeguate.

Definisci indicatori gestionali coerenti con la domanda iniziale, spiegando il denominatore. Un indice per spedizione risponde a una domanda diversa da uno riferito al peso movimentato. Cambiare denominatore a metà analisi può alterare il messaggio anche quando i dati di partenza sono corretti.

Quando si valuta la decarbonizzazione del trasporto merci, collega ogni proposta a un confronto comprensibile. Specifica cosa cambia nello scenario, quali dati restano costanti e quali effetti non sono stati misurati.

Trasformare il risultato in decisioni verificabili

Il cruscotto finale dovrebbe portare a poche decisioni, ciascuna con un responsabile. Per esempio: migliorare la qualità dei dati ricevuti, studiare una diversa organizzazione delle consegne o valutare una soluzione di imballaggio. Le alternative vanno esaminate anche rispetto al servizio richiesto.

Una proposta sul packaging nella logistica richiede attenzione all’intero cambiamento operativo: protezione della merce, movimentazione, resi e gestione del materiale. Non attribuire un beneficio ambientale complessivo a una sola caratteristica senza un’analisi coerente.

Prepara una scheda per ogni azione: problema, ipotesi, dati necessari, prova prevista e criterio di valutazione. Distingui ciò che hai misurato da ciò che prevedi di ottenere. La comunicazione verso clienti e partner dovrebbe mantenere la stessa distinzione.

Infine assegna la manutenzione del processo. Un inventario aggiornato occasionalmente da una sola persona è fragile. Una procedura breve, fonti rintracciabili e un calendario condiviso rendono possibile continuare il lavoro anche quando cambiano i referenti.

Domande frequenti

Da dove iniziare se i dati sono incompleti?

Definisci un perimetro chiaro, censisci le fonti e registra le lacune. Scegli un pilota gestibile, documentando le stime necessarie. Il primo risultato deve rendere visibili i limiti e indicare come migliorare la raccolta.

Un totale comunicato dal trasportatore è sufficiente?

È un’informazione da approfondire. Chiedi periodo, attività coperte, metodo e regole di attribuzione. Prima di inserirlo nel tuo lavoro, verifica che sia coerente con il perimetro e che non duplichi altri valori già inclusi.

Serve subito un software dedicato?

La scelta dipende da complessità e frequenza. Prima chiarisci ruoli, fonti e controlli. Uno strumento può agevolare la gestione, ma va valutato anche sulla tracciabilità delle revisioni e sulla possibilità di ricostruire i calcoli.

Si possono confrontare direttamente due fornitori?

Non sulla base di due numeri isolati. Occorre verificare che servizio, perimetro, metodi e dati siano confrontabili. Se mancano queste condizioni, presenta il confronto come incompleto e raccogli le informazioni necessarie.

Chi dovrebbe essere responsabile del progetto?

Serve un referente con mandato chiaro e il supporto delle funzioni che possiedono i dati. La logistica può coordinare il perimetro operativo, mentre le scelte metodologiche vanno presidiate con competenze adeguate.

Il prossimo passo: un perimetro piccolo, ma riproducibile

La misurazione delle emissioni nella supply chain cresce di valore quando qualcuno può verificarla e utilizzarla. Parti da una domanda precisa, conserva fonti e ipotesi e chiudi un primo ciclo di controllo. Poi estendi il lavoro alle altre attività con criteri condivisi e responsabilità definite.

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Francesco

Ingegnere informatico, Consulente logistico e co-founder di Gazzetta Logistica. Mi occupo di Logistica dal 2012. Da alcuni anni lavoriamo alla realizzazione del software gestionale SWEET per la gestione del magazzino e dei trasporti, il quale sta riscontrando un buon successo nelle varie installazioni.

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