Scaffalature industriali: le norme tecniche “volontarie” che il datore di lavoro non può ignorare
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Contenuti Articolo
- In magazzino la scaffalatura è data per scontata. È l’unica attrezzatura che non si accende, non fa rumore, non si ferma; ed è proprio per questo che spesso viene trascurata.
- Le scaffalature sono attrezzature di lavoro: cosa cambia
- Norme tecniche: volontarie per legge, obbligatorie nella pratica
- Il quadro normativo tecnico delle scaffalature industriali
- UNI EN 15512 — Progettazione strutturale
- UNI EN 15620 — Tolleranze, deformazioni e interspazi
- UNI EN 15629 — Specifiche dell’attrezzatura di immagazzinaggio
- UNI EN 15635 — Utilizzo e manutenzione
- UNI 11636 — Validazione delle attrezzature di immagazzinamento
- UNI/TS 11379 — Progettazione sotto carichi sismici
- Gli obblighi concreti del datore di lavoro
- Un cambio di approccio: dalla manutenzione reattiva alla gestione strutturata
- Conclusione
In magazzino la scaffalatura è data per scontata. È l’unica attrezzatura che non si accende, non fa rumore, non si ferma; ed è proprio per questo che spesso viene trascurata.
Un carrello elevatore che urta un montante, una trave deformata di qualche millimetro, un cartello di portata assente o illeggibile. Situazioni quotidiane in molti magazzini distributivi, che nella maggior parte dei casi non producono conseguenze immediate, ma che, dal punto di vista normativo, costituiscono già una violazione.
Il tema della sicurezza delle scaffalature industriali è governato da un sistema normativo articolato, che mescola obblighi di legge diretti e norme tecniche formalmente volontarie che la legge, però, rende di fatto vincolanti. Conoscere questa distinzione è la prima responsabilità di chi gestisce un magazzino.
Le scaffalature sono attrezzature di lavoro: cosa cambia
Il punto di partenza è il Decreto Legislativo 81/2008, il Testo Unico sulla Sicurezza del Lavoro. L’art. 69 definisce “attrezzatura di lavoro” qualsiasi macchina, apparecchio, utensile o impianto destinato all’uso durante il lavoro. Le scaffalature metalliche rientrano a pieno titolo in questa definizione, con tutto ciò che ne consegue.
Il Titolo III si applica quindi integralmente, e in particolare:
- 71, comma 1: il datore di lavoro mette a disposizione dei lavoratori attrezzature idonee ai fini della salute e sicurezza, adeguate al lavoro da svolgere
- 71, comma 4: il datore di lavoro garantisce l’idonea manutenzione per la permanenza nel tempo dei requisiti di sicurezza
- 18: il datore di lavoro aggiorna le misure di prevenzione in relazione al grado di evoluzione della tecnica disponibile
Quest’ultimo punto è la chiave per capire il ruolo delle norme tecniche.
Norme tecniche: volontarie per legge, obbligatorie nella pratica
Il D.Lgs. 81/2008, all’art. 2, definisce le norme tecniche come specifiche approvate da organismi di normalizzazione la cui osservanza non è obbligatoria. Tecnicamente nessuna norma UNI o EN è un obbligo di legge in senso stretto.
Il problema nasce dalla combinazione di due principi giuridici.
Il primo è il concetto di stato dell’arte: la legge impone al datore di lavoro di garantire la sicurezza in linea con il grado di evoluzione della tecnica disponibile. Se per un determinato rischio esiste una norma tecnica riconosciuta, quella norma rappresenta lo stato dell’arte. Non seguirla equivale a scegliere consapevolmente una soluzione tecnicamente inferiore.
Il secondo è il principio della regola dell’arte: in caso di incidente, il giudice valuta se il datore di lavoro ha adottato tutte le misure ragionevolmente disponibili. Le norme UNI EN costituiscono la principale evidenza di ciò che era conosciuto e disponibile al momento dei fatti.
La conseguenza è diretta: una norma tecnica formalmente volontaria diventa di fatto obbligatoria nel momento in cui la sua inosservanza configura una violazione degli obblighi generali del D.Lgs. 81/2008.
Il quadro normativo tecnico delle scaffalature industriali
Le norme di riferimento per i sistemi di stoccaggio statici in acciaio coprono l’intero ciclo di vita dell’impianto.
UNI EN 15512 — Progettazione strutturale
Stabilisce i principi per la progettazione strutturale delle scaffalature porta-pallet. Impone al datore di lavoro di verificare che l’impianto installato sia stato progettato secondo criteri certificati.
UNI EN 15620 — Tolleranze, deformazioni e interspazi
Definisce le deformazioni massime ammissibili. È la norma che permette di stabilire se una scaffalatura in esercizio è ancora entro i limiti di sicurezza o richiede intervento.
UNI EN 15629 — Specifiche dell’attrezzatura di immagazzinaggio
Regola la documentazione tecnica che il costruttore deve consegnare all’utilizzatore: carichi massimi, configurazioni ammesse, istruzioni d’uso. Il datore di lavoro è tenuto a conservarla e a renderla disponibile in azienda.
UNI EN 15635 — Utilizzo e manutenzione
È la norma operativa centrale. Disciplina l’uso corretto e la manutenzione delle scaffalature per tutto il loro ciclo di vita. Introduce tre obblighi fondamentali a carico del datore di lavoro: nomina di un PRSES (Person Responsible for Storage Equipment Safety), ispezioni periodiche almeno annuali da parte di un tecnico qualificato, gestione documentata delle anomalie rilevate.
UNI 11636 — Validazione delle attrezzature di immagazzinamento
Norma italiana che disciplina l’attività di ispezione e validazione delle scaffalature esistenti. Definisce le competenze del tecnico validatore e i contenuti minimi del rapporto di ispezione.
UNI/TS 11379 — Progettazione sotto carichi sismici
Rilevante per i siti ubicati in zone a rischio sismico. Le scaffalature devono essere progettate tenendo conto degli spettri di risposta del sito di installazione.
Gli obblighi concreti del datore di lavoro
Combinando il D.Lgs. 81/2008 con il sistema normativo tecnico, gli obblighi operativi si articolano su tre momenti distinti.
Prima e durante l’installazione:
- verificare che il progetto rispetti la UNI EN 15512 e le tolleranze della UNI EN 15620
- acquisire le specifiche tecniche secondo la UNI EN 15629 e conservarle in azienda
- acquisire la dichiarazione di conformità ed effettuare un collaudo iniziale documentato
Durante l’esercizio:
- nominare formalmente il PRSES, responsabile interno della sicurezza delle attrezzature di stoccaggio
- eseguire ispezioni visive periodiche
- incaricare un tecnico qualificato per l’ispezione annuale secondo la UNI 11636
- mantenere un registro documentato delle anomalie e degli interventi eseguiti
- garantire la presenza e la leggibilità dei cartelli di portata su ogni campata
Un cambio di approccio: dalla manutenzione reattiva alla gestione strutturata
In molti magazzini la scaffalatura viene riparata quando si rompe, o dopo un incidente. Il sistema normativo chiede qualcosa di diverso: una gestione proattiva, documentata e responsabile di un’attrezzatura che non emette segnali di allerta visibili fino a quando il danno non è già avanzato.
Il passaggio da un approccio reattivo a uno strutturato non richiede investimenti straordinari. Richiede conoscenza del quadro normativo, designazione formale del PRSES, un piano di ispezione con cadenza definita e un sistema semplice di registrazione delle anomalie. Questi elementi, se documentati correttamente, costituiscono anche la principale difesa del datore di lavoro in caso di ispezione o contenzioso.
Conclusione
Le norme tecniche sulle scaffalature industriali non sono obbligatorie in senso formale, ma chi gestisce un magazzino non può permettersi di ignorarle.
Il D.Lgs. 81/2008 non cita esplicitamente la UNI EN 15635, ma impone al datore di lavoro di garantire la sicurezza delle attrezzature secondo lo stato dell’arte disponibile. E lo stato dell’arte, per le scaffalature industriali, è esattamente quello che le norme UNI EN descrivono.
La distinzione tra “raccomandato” e “obbligatorio” ha rilevanza teorica. Nella gestione quotidiana di un magazzino e soprattutto di fronte a un giudice quella distinzione tende a scomparire.
Conoscere le norme non è un esercizio accademico. È il primo atto di responsabilità di chi gestisce un impianto di stoccaggio.
Autore: Roberto Cricchi
Consulente di Gazzetta Logistica — www.temporarylog.com
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Roberto Cricchi
Manager con oltre 15 anni di esperienza nella gestione strategica e operativa di sistemi logistici complessi. Specializzato in automazione dei processi, supply chain end-to-end, gestione dei team e ottimizzazione dei flussi fisici e informativi. Forte orientamento ai risultati, alla guida del cambiamento e all'innovazione in contesti industriali e distributivi.
