Prospettive future: droni e veicoli autonomi nel last mile

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Realtà, sperimentazioni in corso e limiti pratici di tecnologie che promettono di rivoluzionare la logistica urbana

Lo scenario e le aspettative

Il last mile è da sempre l’anello più complesso della catena logistica: rappresenta fino al 53% del costo totale della consegna e si scontra con sfide crescenti legate a costi, sostenibilità e tempi. Non stupisce che droni e veicoli autonomi siano presentati come “la soluzione del futuro”.

Droni che sorvolano città e furgoni senza conducente che si muovono in autonomia sono immagini ormai ricorrenti nelle pagine di innovazione. Tuttavia, la realtà operativa è ancora molto diversa dalle rappresentazioni suggestive.

La Commissione Europea, nella sua strategia “Urban Mobility Framework” (COM(2020) 789), evidenzia la necessità di integrare nuove tecnologie nella logistica urbana, ma segnala anche la complessità di una loro applicazione su larga scala. Lo scenario futuro non sarà una rivoluzione istantanea, ma una transizione graduale, guidata da norme, test e infrastrutture dedicate.

Realtà e sperimentazioni in corso

Alcune realtà sono già all’opera:

  • Droni: in Italia e all’estero si stanno conducendo progetti pilota per consegne last mile, soprattutto in contesti rurali o per consegne urgenti (farmaci, dispositivi medici). DHL e UPS, così come Amazon Prime Air, hanno sperimentato droni in aree circoscritte. Il quadro normativo è definito dal Regolamento UE 2019/947, che regola operazioni di droni “critiche” e stabilisce i requisiti di sicurezza, identificazione e certificazione.
  • Veicoli autonomi: startup e grandi player del settore stanno sviluppando robot per consegne a breve raggio. Alcune sperimentazioni sono attive in città americane e asiatiche. Anche in Italia ci sono progetti locali, ma limitati a zone dedicate. Le operazioni sono regolate dal Codice della Strada, integrato dalle norme sull’automazione (DL 121/2023) e dalle linee guida del MIT.

Questi progetti mostrano che la tecnologia è realizzabile, ma non ancora pronta per un’adozione su vasta scala.

Limiti pratici e prospettive realistiche

Il futuro è promettente, ma richiede un approccio pragmatico:

  • Regolamentazione: droni e veicoli autonomi devono rispettare norme stringenti su sicurezza, privacy e responsabilità civile (art. 2050 c.c.).
  • Infrastrutture: servono corridoi aerei dedicati, punti di atterraggio, stazioni di ricarica e sistemi di manutenzione.
  • Accettazione sociale: la presenza di droni e robot in città richiede un cambio culturale, oltre a una gestione attenta delle aree urbane.
  • Costi: attualmente elevati, rendono difficile un ritorno economico immediato.

In conclusione, non siamo davanti a una sostituzione totale del modello tradizionale di last mile. Siamo invece in una fase di coesistenza e integrazione: tecnologie autonome troveranno il loro spazio in segmenti specifici della logistica urbana — emergenze, zone pedonali, consegne a breve raggio — senza cancellare il ruolo centrale del lavoro umano e dei mezzi convenzionali.

Come ricorda il principio di gradualità sancito dall’art. 3 della Legge 241/1990, anche l’innovazione deve essere “progressiva, trasparente e misurata”. La logistica ha sempre saputo evolvere adattandosi ai tempi: i droni e i veicoli autonomi rappresentano un ulteriore capitolo di questa storia, una prospettiva che richiede equilibrio tra tecnologia, normativa e realtà operativa.

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Fabrizio Leone

Laureato in Scienze Politiche, con Master conseguito con lode in Cancel Culture (storia, politica e diritti), Master in Logistica e corso di Alta Formazione in Relazioni Sindacali. Ho gestito team operativi a livello nazionale per diversi anni concentrandomi sulle attività dell’ultimo miglio. Attualmente mi sto specializzando in relazioni sindacali.

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