Cold ironing in Italia: lo stato dell’arte

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MILANO – Il tema del cold ironing, ovvero l’elettrificazione delle banchine portuali per alimentare le navi durante la sosta, è stato al centro del panel “L’energia non è scontata: logistica, produzione e nuovi consumi”, nell’ambito dell’edizione 2025 di Shipping, Forwarding & Logistics Meet Industry a Milano. Tra i relatori, Luca Brandimarte, Responsabile Ports, Logistics & Competition di Assarmatori, ha tracciato un quadro dello stato dell’arte a livello nazionale, evidenziando progressi e sfide ancora aperte. Brandimarte si dice ottimista: “Possiamo dire che lo stato dell’arte è positivo. Grazie ai fondi del PNRR, le Autorità di Sistema Portuale hanno quasi completato la fase di messa a gara e si avvicina il momento della realizzazione concreta degli impianti.” Tuttavia, il percorso verso l’implementazione del cold ironing necessita di alcuni passaggi fondamentali per garantire il successo dell’iniziativa.
Tre punti chiave per il futuro
“Per procedere in modo efficace, servono tre cose”, afferma Brandimarte.

Superare il mito della carenza di energia – “In passato, alcuni sostenevano che non vi fosse sufficiente energia elettrica per coprire il fabbisogno delle navi in banchina. Oggi possiamo dire che questa preoccupazione è infondata.”
Definire il quadro tariffario – “Oltre agli standard tecnici, che stiamo delineando anche a livello ministeriale, è essenziale stabilire il modello tariffario del servizio di cold ironing. Questo aspetto è cruciale per garantire la sostenibilità economica del sistema.”
Chiarire i profili di responsabilità – “Tutti gli attori coinvolti devono avere ruoli e responsabilità ben definiti, considerando che il cold ironing in Italia è qualificato come un servizio di interesse generale. Il nostro Paese è l’unico in Europa ad aver non solo previsto e finanziato l’infrastruttura portuale, ma anche ad aver concesso un aiuto di Stato per ridurre gli oneri di gestione.”

Un supporto pubblico senza precedenti
L’Italia ha destinato al cold ironing un importante sostegno pubblico: “Nel giugno scorso, è stato concesso un aiuto di Stato che copre per dieci anni, con una misura da mezzo miliardo di euro, circa 60 milioni l’anno di costi operativi“, spiega Brandimarte. “Questo supporto inciderà positivamente non solo sul fabbisogno delle compagnie di navigazione, ma anche sui costi dell’energia.”

Porti autosufficienti e decarbonizzazione
Un’altra sfida cruciale riguarda l’autosufficienza energetica dei porti. “Dobbiamo puntare a porti sempre più autonomi nella produzione energetica, per rendere il cold ironing davvero efficace e competitivo”, sottolinea Brandimarte. “Siamo all’ultimo miglio: con le infrastrutture quasi pronte, una volta definiti gli ultimi dettagli sugli allacciamenti e sulle regole di gestione, si potrà partire.” Il cold ironing rappresenta uno dei pilastri della strategia di decarbonizzazione del trasporto marittimo e della portualità. “Per la prima volta dopo anni, il settore inizia a essere davvero al centro delle politiche di decarbonizzazione nazionali ed europee. Tuttavia, sarà fondamentale un coordinamento centrale per evitare l’arrivo di misure dall’alto, spesso calate dall’Europa, che rischiano di essere difficili da gestire a livello locale”, conclude Brandimarte.
Il percorso è tracciato: il cold ironing può diventare una realtà concreta per la transizione energetica dei porti italiani. Ora la sfida è accelerare la realizzazione e garantire un modello sostenibile ed efficiente per operatori e istituzioni.
 
L’articolo Cold ironing in Italia: lo stato dell’arte proviene da Messaggero Marittimo.

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