Amazon e Antitrust: il sintomo di un mercato logistico sempre più fragile

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Amazon e antitrust

Il nuovo confronto tra Amazon e Antitrust, ossia l’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato riporta al centro una questione strutturale: quanto è equilibrato oggi il mercato logistico italiano?

Non si tratta solo di una vicenda regolatoria. È un segnale di tensione dentro un sistema che vale oltre 120 miliardi di euro in Italia e che muove circa l’88% delle merci su strada.

Il tema vero è questo:
la logistica sta diventando sempre più concentrata nelle mani di pochi grandi operatori integrati.

I numeri dell’e-commerce e il peso di Amazon

Nel 2025 l’e-commerce in Italia ha superato i 54 miliardi di euro di fatturato, con una crescita annua intorno al 6-8%.

Amazon rimane il principale marketplace, con una quota dominante in diversi segmenti merceologici.

Sul fronte logistico:

  • Oltre 60 centri logistici tra fulfillment center, depositi di smistamento e hub last mile in Italia

  • Decine di migliaia di addetti tra diretti e indiretti

  • Una rete di partner di trasporto che copre l’intero territorio nazionale

  • Investimenti pluriennali nell’automazione e nella robotizzazione di magazzino

Amazon non è più solo una piattaforma digitale: è un operatore logistico integrato a tutti gli effetti.

Il nodo dell’integrazione verticale

Il cuore delle contestazioni antitrust, in Italia come in Europa, riguarda l’integrazione tra:

  1. Marketplace

  2. Servizi logistici (Fulfillment by Amazon)

  3. Trasporto ultimo miglio

  4. Accesso privilegiato ai dati dei venditori

Quando la stessa azienda controlla piattaforma, dati e logistica, il rischio è una distorsione competitiva nei confronti di:

  • Operatori logistici indipendenti

  • Marketplace alternativi

  • PMI che dipendono dalla piattaforma per vendere

La questione non è “pro o contro Amazon”.
La questione è: quanto spazio resta per un mercato pluralista?

Perché il settore logistico è fragile

La logistica italiana è composta in gran parte da:

  • PMI di autotrasporto

  • Cooperative di servizi

  • Operatori di magazzino con margini ridotti

Con margini medi spesso inferiori al 3-4%, basta poco per comprimere la sostenibilità economica.

Quando un grande player integra internamente la filiera:

  • Riduce l’intermediazione

  • Impone standard operativi elevati

  • Sposta il potere contrattuale a monte

Il risultato è una pressione crescente su tariffe, tempi e condizioni di pagamento.

Il vero problema: dipendenza strutturale

Molte aziende oggi dipendono da Amazon per:

  • Volumi

  • Accesso al cliente finale

  • Visibilità di mercato

Questa dipendenza crea un effetto sistemico:
se cambiano le regole della piattaforma, cambia l’equilibrio dell’intera filiera.

La logistica diventa così un’infrastruttura privata a supporto di un ecosistema dominante.

Cosa significa per le imprese italiane

Per le PMI logistiche il tema non è ideologico, ma strategico.

Occorre chiedersi:

  • Come differenziarsi rispetto ai modelli integrati?

  • Come evitare una competizione solo sul prezzo?

  • Come sviluppare servizi ad alto valore (personalizzazione, B2B, logistica tecnica, gestione resi complessi)?

Il rischio maggiore non è la presenza di un grande operatore.
Il rischio è la mancanza di alternative strutturate.

Scenari per il 2026

Nei prossimi mesi potremmo assistere a:

  • Maggiore attenzione regolatoria

  • Obblighi di separazione funzionale tra marketplace e logistica

  • Incentivi alla digitalizzazione delle PMI

  • Consolidamenti nel settore trasporto

La logistica italiana è davanti a un bivio:

  1. Subire la concentrazione

  2. Evolvere verso modelli più tecnologici, specializzati e cooperativi

Conclusione

Il caso Amazon e l’Antitrust non è un episodio isolato.
È il termometro di un mercato logistico che sta cambiando rapidamente.

Chi opera nel settore deve guardare oltre la cronaca regolatoria e porsi una domanda più ampia:

Quale modello logistico vogliamo per il sistema produttivo italiano nei prossimi dieci anni?

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Davide Lega

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