Ottimizziamo un pezzo e rompiamo tutto il resto: il vizio dei flussi a metà
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L’inventory manager segnala un sovrastock. Il commerciale e il marketing colgono l’occasione: lanciamo una promozione, smaltiamo le scorte, facciamo volumi. Ottima idea!
Peccato che nessuno abbia chiamato la logistica.
Quando la promozione parte e gli ordini arrivano, il magazzino non regge. Non ci sono abbastanza camion. Gli operatori non bastano. La formazione per gestire i picchi non è stata fatta. Le spedizioni slittano, il lead time si allunga, l’OTIF crolla.
La promozione ha funzionato. La logistica no. E il cliente, che non sa nulla di sovrastock e marginalità, sa solo che ha aspettato troppo.
Non è un caso isolato. Secondo McKinsey, oltre il 70% delle inefficienze nelle supply chain deriva dalla mancanza di coordinamento tra funzioni — più che da limiti operativi puri.
Il collo di bottiglia che si sposta
Questo è il vizio dei flussi a metà: si ottimizza un pezzo senza guardare cosa succede a valle. Il collo di bottiglia non sparisce. Si sposta.
È una dinamica che si ripete in forme diverse. Si velocizza il picking, ma il packaging satura e la merce si accumula. Si riduce il costo di acquisto, ma i lead time dei fornitori si allungano e la produzione si ferma o ancora si aumenta il volume degli ordini, ma la saturazione del magazzino supera l’85% — soglia oltre cui la produttività cala del 20-30%
In tutti questi casi, i numeri locali migliorano. I KPI di reparto sono verdi. Tutti sono soddisfatti — finché il cliente non chiama perché la merce non arriva.
KPI perfetti, servizio pessimo
Quando ogni funzione è misurata separatamente, il risultato è quasi sempre lo stesso: il commerciale spinge i volumi, gli acquisti riducono i costi, la logistica massimizza l’efficienza interna. Ma nessuno è responsabile del flusso complessivo.
E così accade che il lead time promesso di 48 ore diventa 72-96 ore, l’OTIF crolla durante i picchi, il backlog ordini cresce e il magazzino va in affanno.
Il cliente vede solo una cosa: il servizio non è affidabile.
Dietro tutto questo non c’è incompetenza. C’è un modello organizzativo a silos. Ogni funzione è incentivata a ottimizzare il proprio perimetro. Nessuno è incentivato a proteggere il flusso. Il risultato è un paradosso: aziende efficienti che non funzionano.
La soluzione: vedere il flusso prima di toccare qualcosa
Prima di qualsiasi decisione che impatta sui volumi — promozioni, acquisti, lanci prodotto — c’è un passaggio che non si può saltare: mappare il flusso completo.
Non il flusso di reparto. Il flusso end-to-end: dall’ordine alla consegna. Con tutti gli attori coinvolti, i tempi reali, le capacità e i colli di bottiglia. Esistono software avanzati per farlo, ma carta, penna e la volontà di coinvolgere tutte le funzioni sono già sufficienti per iniziare.
Una volta mappato il flusso, tre domande diventano obbligatorie prima di qualsiasi intervento:
- Dove si trova il vero collo di bottiglia? Non quello percepito, ma quello reale. Magazzino? Trasporti? Picking? Baie di carico? Nel caso della promozione: il magazzino era pronto a gestire quei volumi? C’erano i trasporti? Il personale era formato?
- Se aumento i volumi, cosa succede a valle? Un +30% di ordini può tradursi in +50% di pressione sul picking e saturazione dei trasporti in meno di 48 ore. Ogni accelerazione commerciale crea pressione operativa. L’intervento deve tenere conto di tutti gli anelli della catena.
- I KPI che uso misurano il flusso o la funzione? Se non si misura l’OTIF end-to-end, il lead time reale e la capacità rispetto alla domanda, si sta guidando al buio. I KPI devono misurare il flusso dall’ordine alla consegna — non la performance del singolo reparto.
Come intervenire: due scenari
Se si sta pianificando un’iniziativa, mappare prima il flusso completo diventa mandatorio. Coinvolgere tutte le funzioni, identificare i colli di bottiglia reali e verificare che la capacità operativa regga il peso di quello che si stai per fare.
Se il problema esiste già , bisogna essere lucidi e non intervenire sul sintomo. Seguire il flusso al contrario è l’approccio più completo che permette di risalire dal punto in cui il problema è visibile fino a trovare dove è nata la pressione. Quasi sempre il problema reale è qualche passo prima di dove sembra.
Conclusione
Il problema della promozione che va storta non è il commerciale che ha fatto il suo lavoro, né la logistica che non ha retto. È che nessuno ha guardato il sistema nel suo complesso prima di decidere. La logistica non è un costo da tagliare. È una leva strategica da progettare. Ogni volta che una decisione commerciale, di acquisto o di marketing viene presa senza coinvolgere chi gestisce il flusso operativo, si sta scommettendo sul fatto che la catena reggerà. A volte regge. Spesso no. Le aziende che competono davvero sul servizio — quelle che consegnano quando promettono, che gestiscono i picchi senza incepparsi, che trasformano una promozione in un’opportunità invece che in un’emergenza — non hanno una logistica più grande. Hanno una logistica più connessa. Connessa alle decisioni commerciali, connessa ai dati, connessa alle persone che lavorano a valle. Ottimizzare un pezzo è tattica. Progettare un flusso è strategia.
Articolo scritto da Claudio Scarfone
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Francesco
Ingegnere informatico, Consulente logistico e co-founder di Gazzetta Logistica. Mi occupo di Logistica dal 2012. Da alcuni anni lavoriamo alla realizzazione del software gestionale SWEET per la gestione del magazzino e dei trasporti, il quale sta riscontrando un buon successo nelle varie installazioni.
