Mancanza di autisti: un problema sempre più europeo

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mancanza di autisti

La mancanza di autisti non è più solo un problema italiano

Il tema di cui andrò a parlarvi nei prossimi minuti è qualcosa di molto attuale e, se inizialmente si pensava fosse una situazione solo italiana, abbiamo la conferma che va ben oltre i nostri confini nazionali: la mancanza di autisti per mezzi pesanti.

Molto spesso si pensa che l’espansione di un’azienda di autotrasporto sia legata all’acquisizione di nuovi clienti. La realtà del presente, però, ci fornisce un’altra chiave di lettura: la carenza di autisti si ripercuote in maniera significativa sulla crescita dell’azienda.

Aumentare il proprio portafoglio clienti significa molto spesso avere la necessità di aumentare la flotta viaggiante, e non sempre questo è possibile. L’azienda si trova così nella difficile situazione di dover scegliere se “lasciar andare il cliente” oppure rischiare e fare di tutto per trovare nuovi autisti adatti alla propria mission aziendale.


Donne al volante: un’opportunità ancora poco sfruttata nel trasporto pesante

Quello che una volta era considerato un mestiere esclusivamente maschile, nel corso degli anni è stato sdoganato anche per l’altro sesso. È sempre più frequente vedere donne alla guida.

Cosa ha influito su questo cambio di tendenza? Retribuzioni maggiori? Ricerca di maggiore emancipazione? O forse un insieme di fattori?

Sicuramente le donne al volante sono aumentate e nell’ultimo anno il dato si aggira intorno al 22% del totale (Uomini e Trasporti, 09 giugno 2025). Tuttavia, se prendiamo in considerazione i trasporti di mezzi pesanti, troviamo solamente il 3% di donne alla guida: un dato molto basso rispetto alla possibilità concreta di fare la differenza in questo settore.


La reputazione degli autisti e le condizioni di lavoro

Possiamo certamente affermare che gli autisti, soprattutto quando si parla di mezzi pesanti, non godono di buona reputazione.

Sulle autostrade formano file infinite, nel traffico vengono percepiti come un pericolo e spesso si associa questo mestiere alla fascia più bassa della società. Forse una volta era così, ma oggi non è più una rappresentazione attuale.

Quello che purtroppo rimane attuale è il modo in cui vengono trattati da molte aziende che ricevono gli autisti. In diversi punti di scarico e carico mancano servizi essenziali:

  • assenza di servizi igienici

  • assenza di punti di ristoro

  • nessun riparo dal freddo invernale o dalla calura estiva

E parliamo spesso di poli chimici, non di piccole aziende familiari che nella maggior parte dei casi prevedono questi servizi.


Il periodo Covid: quando gli autisti erano indispensabili

Chi non ha in mente il periodo Covid?

Sulle strade si potevano incrociare solamente camion, furgoni dei corrieri e pattuglie delle Forze dell’Ordine. Gli autisti non potevano lavorare in smart working e nemmeno restare a casa.

Chi avrebbe portato la farina nei supermercati?
Chi avrebbe garantito gli approvvigionamenti ai siti produttivi, ai depuratori cittadini o agli ospedali?

Le consegne dovevano essere programmate e rispettate. In quel momento è stato evidente quanto il trasporto merci su strada fosse un’infrastruttura essenziale del Paese.


Cosa stanno facendo le aziende per fronteggiare la carenza di autisti?

Le aziende di trasporto stanno adottando diverse strategie per fronteggiare questa situazione:

  • creazione di scuole di formazione in collaborazione con autoscuole

  • incentivazione dei giovani al conseguimento delle patenti

  • anticipo diretto delle somme necessarie per patente C e CQC

Tra patente C e CQC si parla di circa 4.000 euro di investimento, una cifra importante che molte aziende anticipano di tasca propria, senza avere sempre la certezza di un ritorno adeguato.


Il ruolo dello Stato: quali possibili soluzioni?

La speranza di molti è che lo Stato intervenga direttamente su questo tema, che rischia di intaccare l’intera filiera del trasporto generando non pochi problemi.

La domanda è: come intervenire?

Una delle azioni più immediate potrebbe essere quella di intervenire sul cuneo fiscale, permettendo ai lavoratori del settore di aumentare le proprie entrate nette mensili e rendere il mestiere più attrattivo.

Un’altra possibilità potrebbe riguardare i contratti collettivi, rivedendo tempistiche di guida e impegno. Tuttavia, una revisione di questo tipo potrebbe mettere in difficoltà le aziende di autotrasporto, che si troverebbero con una minore disponibilità di ore di guida e senza la certezza che tale manovra incentivi realmente nuovi ingressi nel settore.

Una volta intrapresa una strada simile, tornare indietro sarebbe difficile.


Una sfida generazionale per il trasporto europeo

Solo il tempo potrà dirci quali saranno le soluzioni più efficaci per ovviare alla mancanza di autisti problema sempre piu europeo.

Quello che è certo è che la mancanza di autisti per mezzi pesanti rappresenta una delle grandi sfide che la nostra generazione dovrà affrontare, non solo in Italia ma in tutta Europa.

Il rischio non riguarda soltanto le aziende di autotrasporto, ma l’intera economia che si regge su una logistica efficiente, puntuale e sostenibile.

Gabriele Acerbi

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Davide Lega

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