Camion elettrici e infrastrutture di ricarica: quanti punti serviranno in Europa entro il 2030?

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Camion elettrici e infrastrutture di ricarica: quanti punti serviranno in Europa entro il 2030?

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Il trasporto pesante elettrico accelera: numeri, obblighi e opportunità per la logistica

Il trasporto pesante elettrico non è più una visione futuristica. I camion a batteria sono tecnologicamente maturi e l’Europa ha fissato obiettivi vincolanti: entro il 2030 le emissioni di CO₂ dei mezzi pesanti dovranno ridursi del 45% rispetto ai livelli di riferimento.

Per la filiera logistica questo significa una sola cosa: non basta acquistare camion elettrici, serve una rete di ricarica capillare, potente e affidabile, progettata per mezzi che percorrono lunghe distanze, lavorano su turni estesi e richiedono potenze elevatissime.

Secondo uno studio dell’International Council on Clean Transportation (ICCT), nei prossimi cinque anni l’Unione Europea dovrà compiere uno sforzo infrastrutturale senza precedenti.


Quanta potenza servirà davvero? Fino a 28 GW dedicati ai camion elettrici

Le proiezioni parlano chiaro: entro il 2030 la rete europea dovrà mettere a disposizione 22–28 gigawatt di potenza installata dedicata esclusivamente alla ricarica dei camion elettrici.

Per comprendere l’ordine di grandezza:

  • 28 GW equivalgono alla potenza combinata di decine di grandi centrali elettriche.

  • È un carico concentrato in nodi logistici, autostrade e corridoi internazionali.

La distribuzione sarà bilanciata:

  • 50% nei depositi privati e basi logistiche, dove la ricarica notturna diventerà dominante.

  • 50% lungo la rete stradale principale, in particolare sui corridoi strategici europei.

Per le aziende di trasporto questo significa ripensare la progettazione dei piazzali, la disponibilità di potenza contrattuale e la gestione energetica integrata.


Quanti punti di ricarica per i camion elettrici?

Lo studio ICCT stima la necessità di:

  • 150.000–175.000 punti di ricarica privati

  • 60.000–80.000 punti di ricarica pubblici dedicati ai mezzi pesanti

Non si tratta di semplici colonnine: parliamo di infrastrutture ad altissima potenza.

Il ruolo strategico della ricarica da 1 MW

Entro il 2030 serviranno:

  • 4.000–5.300 punti da 1 megawatt (MW)

  • Rappresenteranno solo il 2% del totale

  • Ma concentreranno quasi il 15% della potenza installata

Accanto a questi, i punti da 350 kW copriranno oltre la metà della domanda di ricarica rapida pubblica, evitando colli di bottiglia nei momenti di picco.

Per la logistica significa una cosa molto concreta:
i tempi di sosta diventeranno parte integrante della pianificazione operativa.


Il quadro normativo: cosa impone l’AFIR

Nel 2023 è stato approvato il regolamento europeo Alternative Fuels Infrastructure Regulation (AFIR), che definisce gli obiettivi minimi di infrastruttura per i combustibili alternativi.

Applicato al trasporto pesante elettrico, l’AFIR coprirà:

  • 50–70% della domanda di ricarica pubblica prevista al 2030

  • Sulla rete Trans-European Transport Network (TEN-T) centrale: copertura 65–85%

  • Sulla rete TEN-T globale: 35–45%

La copertura non sarà uniforme:

  • Paesi come Paesi Bassi e Belgio potrebbero coprire solo il 30–50% del fabbisogno.

  • In Romania gli obiettivi potrebbero addirittura superare il fabbisogno stimato.

Questa disomogeneità crea un rischio concreto: strozzature nei flussi internazionali e squilibri competitivi tra operatori.


Le criticità: rete elettrica, autorizzazioni e investimenti

Anche rispettando formalmente gli obiettivi AFIR, la realizzazione concreta presenta ostacoli significativi:

  1. Reti locali non adeguate a sostenere connessioni da 1 MW per punto.

  2. Tempi autorizzativi lunghi e frammentati tra Stati membri.

  3. Investimenti elevatissimi, soprattutto per le stazioni lungo la TEN-T.

  4. Necessità di coordinamento tra operatori logistici, utility energetiche e istituzioni.

Le future stazioni di ricarica per camion non saranno semplici aree di servizio: diventeranno hub energetici ad alta intensità di capitale.


Opportunità per la filiera logistica italiana

Per gli operatori italiani – trasportatori, 3PL, gestori di interporti, sviluppatori immobiliari logistici – la transizione rappresenta:

  • ✔ Un vantaggio competitivo per chi investe per primo

  • ✔ Nuove partnership con utility e operatori energetici

  • ✔ Possibilità di integrazione con impianti fotovoltaici e sistemi di accumulo

  • ✔ Accesso a fondi europei e nazionali per la transizione energetica

Chi pianifica oggi infrastrutture adeguate potrà attrarre committenze internazionali sempre più attente agli obiettivi ESG.


Conclusione: i camion sono pronti, ora tocca all’infrastruttura

La tecnologia dei camion elettrici è già disponibile e in continua evoluzione. La vera sfida è infrastrutturale.

Entro pochi anni l’Europa dovrà costruire una rete di ricarica per mezzi pesanti senza precedenti per dimensioni, potenza e complessità.

Non è solo una questione ambientale.
È una questione di:

  • Competitività industriale

  • Efficienza logistica

  • Leadership europea nella transizione energetica

Per le aziende del settore la domanda non è più se investire, ma quando e con quale modello operativo.

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Davide Lega

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