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	<title>marketrock &#8211; Gazzetta Logistica</title>
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		<title>AI e logistica, il futuro è già sui mezzi: ma senza sicurezza e competenze il rischio è subirlo</title>
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		<pubDate>Mon, 01 Jun 2026 10:50:01 +0000</pubDate>
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<p>L’intelligenza artificiale non è più un tema confinato ai laboratori tecnologici o ai grandi player digitali. È già entrata nelle</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>L’intelligenza artificiale non è più un tema confinato ai laboratori tecnologici o ai grandi player digitali. È già entrata nelle imprese, nelle infrastrutture, nei servizi pubblici essenziali e, sempre più, anche nel mondo dei trasporti e della logistica. La vera questione, quindi, non è più se adottarla, ma come governarla.</p>
<p>È questo il punto centrale emerso dal convegno “Italia Digitale: Sicurezza e Sovranità nell’era dell’AI”, promosso da Pilat &amp; Partners nella Sala Caduti di Nassirya del Senato della Repubblica, su iniziativa della Senatrice Domenica Spinelli, Segretario della 1ª Commissione Affari Costituzionali, con il patrocinio di Geopolitica.info.</p>
<p>Il confronto ha messo al centro il rapporto tra intelligenza artificiale, cybersicurezza e sovranità tecnologica. Temi che possono sembrare lontani dalla quotidianità delle imprese di autotrasporto, ma che in realtà incidono già oggi sulla gestione dei mezzi, dei flussi, delle piattaforme digitali, dei dati aziendali, delle reti operative e dell’intera catena logistica.</p>
<p>Nel suo videomessaggio di apertura, la Senatrice Spinelli ha richiamato il dibattito europeo sulla governance dell’intelligenza artificiale, sottolineando la necessità di governare i processi e non subirli, senza perdere il valore dell’umanità e della persona. </p>
<p>Un passaggio che riguarda da vicino anche il settore dei trasporti: innovare non significa sostituire l’uomo, ma mettere la tecnologia al servizio di decisioni più sicure, più efficienti e più responsabili.</p>
<p>La logistica, del resto, è uno dei campi nei quali l’impatto dell’AI è più evidente. Pianificazione dei percorsi, manutenzione predittiva, gestione dei magazzini, controllo dei flussi, ottimizzazione dei consumi, monitoraggio dei veicoli, sicurezza alla guida e protezione dei dati sono ormai aree nelle quali l’intelligenza artificiale può incidere in modo profondo. Ma proprio per questo diventa indispensabile una governance chiara, capace di evitare dipendenze tecnologiche, vulnerabilità informatiche e utilizzi frammentati o non controllati.</p>
<p>Lo ha evidenziato anche Fabio Bisogni, presidente di UNINT, secondo cui la vera sfida non è l’adozione dell’AI, ma la capacità di governarla attraverso sicurezza, competenze e responsabilità. Un messaggio che per le imprese di trasporto assume un significato molto concreto: digitalizzare senza competenze può trasformarsi in un rischio; digitalizzare con metodo può invece diventare un vantaggio competitivo.</p>
<p>Sul piano della ricerca e dell’innovazione, l’intervento dell’Ing. Guido De Angelis, della Direzione Trasferimento Tecnologico ed Innovazione ENEA-TTEC, ha richiamato il ruolo della ricerca pubblica nello sviluppo di tecnologie sicure, trasparenti e orientate all’interesse collettivo. Anche questo è un passaggio centrale per la logistica: le tecnologie che governano reti, infrastrutture e sistemi di trasporto non possono essere considerate semplici strumenti commerciali, perché incidono direttamente sulla sicurezza, sulla continuità dei servizi e sulla competitività del Paese.</p>
<p>Il tema della sovranità digitale è stato approfondito da Pierfrancesco Breccia, Ricercatore di Diritto dell’Unione europea presso UnitelmaSapienza, che ha richiamato il percorso europeo verso una maggiore autonomia tecnologica e verso la tutela dei diritti fondamentali nel nuovo ecosistema digitale. In un settore come quello dei trasporti, sempre più basato su piattaforme, dati e interoperabilità, la sovranità digitale significa anche capacità di non dipendere integralmente da sistemi, regole e infrastrutture decise altrove.</p>
<p>Su questo punto si è inserita la riflessione di Alessandro Savini, Head of Cyber &amp; Tech Program di Geopolitica.info, che ha ricordato come l’Italia sia già il primo Paese UE allineato all’AI Act. La sfida, ora, non è soltanto costruire regole, ma proiettare il sistema Paese in una dimensione competitiva. Perché il rischio, in assenza di una strategia, è diventare uno spazio nel quale le infrastrutture decisive sono regolate da scelte prese fuori dal perimetro nazionale ed europeo.</p>
<p>La sicurezza digitale non è più un tema accessorio. Le imprese gestiscono flotte connesse, sistemi di geolocalizzazione, carte carburante, piattaforme documentali, portali di committenza, tachigrafi intelligenti, dati sui viaggi, sui conducenti e sulle merci. Ogni passaggio della filiera produce informazioni sensibili. Proteggerle significa proteggere l’impresa.</p>
<p>Di particolare interesse per il settore è stato l’intervento di Massimo Dodoni, Managing Director di DAF Veicoli Industriali SpA, che ha mostrato l’impatto dell’intelligenza artificiale sulla logistica avanzata. I veicoli industriali non sono più soltanto strumenti meccanici, ma vere e proprie piattaforme intelligenti, capaci di migliorare sicurezza ed efficienza senza sostituire il valore umano.</p>
<p>È un cambio di paradigma importante. Il camion moderno raccoglie, elabora e trasmette dati. Dialoga con sistemi di bordo, officine, gestori di flotta, infrastrutture e piattaforme operative. Può aiutare l’impresa a ridurre consumi, prevenire guasti, migliorare la sicurezza e programmare meglio l’attività. Ma resta centrale il ruolo dell’autista, del responsabile traffico, dell’imprenditore e del tecnico che devono interpretare quei dati e trasformarli in decisioni.</p>
<p>L’AI, dunque, non cancella il fattore umano. Al contrario, lo rende ancora più importante. Senza competenze, anche la tecnologia più avanzata rischia di restare uno strumento incompleto. Con competenze adeguate, invece, può diventare una leva per migliorare produttività, sicurezza e qualità del servizio.</p>
<p>Il tema è stato richiamato anche da Silvia Compagnucci, Vicepresidente I-COM, che ha evidenziato come molte imprese italiane utilizzino ancora l’intelligenza artificiale in modo frammentato, senza una governance e senza una strategia integrata. È una fotografia che riguarda anche molte aziende della filiera logistica: si introducono strumenti digitali, software, piattaforme e automatismi, ma spesso senza una visione complessiva, senza formazione interna e senza una reale integrazione tra processi.</p>
<p>Eppure, proprio nella logistica l’integrazione è tutto. Un sistema digitale funziona davvero solo se dialoga con l’amministrazione, con la gestione flotta, con il magazzino, con la committenza, con i conducenti e con i fornitori. L’innovazione non può essere un’aggiunta isolata: deve entrare nel modello organizzativo dell’impresa.</p>
<p>Dal mondo dei servizi pubblici essenziali è arrivata poi la testimonianza di Guido Lucarelli, Amministratore Delegato di ISED – Gruppo Expert.ai, che ha portato l’esperienza di un’AI Enterprise già applicata a sistemi delicati come il 118 e il Fascicolo Sanitario Elettronico, attraverso infrastrutture progettate per essere più governabili e più resilienti. Anche qui il collegamento con trasporti e logistica è immediato: quando un sistema è essenziale, deve essere sicuro, affidabile, controllabile e capace di reggere anche in condizioni di pressione.</p>
<p>Un messaggio forte è arrivato anche da Fortunato Costantino, Direttore Human Resources, Legal &amp; Corporate Affairs di Q8 Italia SpA, che ha messo in guardia dai rischi di una dipendenza invisibile dalla tecnologia. Il tema, nel settore dei trasporti, è particolarmente delicato: dipendere da piattaforme non governate, da algoritmi non trasparenti o da infrastrutture digitali esterne può creare nuove forme di fragilità per le imprese.</p>
<p>La sintesi dell’incontro è stata affidata a Riccardo Pilat, CEO di Pilat &amp; Partners, che ha richiamato il valore dell’intelligenza etica e della guida critica dell’uomo. L’automazione industriale e la digitalizzazione sono già realtà, ma senza la capacità umana di porre le domande giuste rischiano di restare un foglio bianco. Proteggere i dati e la sicurezza delle reti significa difendere l’ingegno e l’identità profonda delle imprese.</p>
<p>La transizione digitale non riguarda solo le grandi aziende tecnologiche. Riguarda anche il trasportatore che deve gestire flotte sempre più connesse, il logistico che deve garantire continuità operativa, il committente che chiede tracciabilità e affidabilità, il costruttore che integra intelligenza nei veicoli, il decisore pubblico che deve tutelare infrastrutture strategiche.</p>
<p>L’intelligenza artificiale può essere una grande opportunità per la logistica italiana, ma solo se accompagnata da sicurezza, formazione, governance e responsabilità. Il rischio non è la tecnologia in sé. Il rischio è subirla senza comprenderla, adottarla senza guidarla, delegare decisioni strategiche senza mantenere il controllo umano.</p>
<p>Nel trasporto e nella logistica del futuro, la competitività passerà anche da qui: dalla capacità di usare dati, AI e piattaforme digitali senza perdere autonomia, sicurezza e valore umano. Perché il camion, il magazzino, il porto, l’interporto e la piattaforma logistica saranno sempre più intelligenti. Ma la direzione dovrà restare nelle mani di chi conosce davvero il lavoro, la filiera e la responsabilità di far viaggiare il Paese.<br />
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		<title>Cellulare alla guida, la Polizia Stradale lo vede subito: fari accesi sulla distrazione</title>
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		<pubDate>Mon, 01 Jun 2026 10:11:44 +0000</pubDate>
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<p>Utilizzare il cellulare mentre si guida resta una delle violazioni più diffuse e pericolose sulle strade italiane. Non si tratta</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Utilizzare il cellulare mentre si guida resta una delle violazioni più diffuse e pericolose sulle strade italiane. Non si tratta soltanto di rispondere a una telefonata: anche leggere un messaggio, scrivere su una chat, guardare una notifica o semplicemente “armeggiare” con lo smartphone può trasformarsi in una distrazione grave, soprattutto quando si viaggia in autostrada o alla guida di un mezzo pesante.</p>
<p>È questo il tema affrontato nel nuovo episodio di Checkpoint, la rubrica video della rivista Uomini e Trasporti, realizzata al fianco della Polizia Stradale di Bologna durante un servizio di controllo sull’A1, nel tratto tra Bologna e Val Samoggia.</p>
<p>L’episodio mostra in modo molto concreto come avvengono i controlli su strada. Le pattuglie non si limitano alla presenza visibile con le auto istituzionali, ma utilizzano anche vetture civetta, cioè veicoli con livrea civile, meno riconoscibili dagli utenti della strada. L’obiettivo è osservare il comportamento reale del conducente, verificare se durante la marcia utilizzi telefoni, smartphone o tablet e, in caso di violazione, fermarlo in sicurezza.</p>
<p>Nel primo caso documentato, gli agenti individuano il conducente di un furgone da 35 quintali intento a usare il telefono. Una volta fermato in piazzola, l’uomo si giustifica spiegando che stava inviando un messaggio. Ma proprio questo è il punto centrale: la norma non punisce soltanto la telefonata con il dispositivo in mano, ma ogni uso del cellulare che distolga mani, occhi e attenzione dalla guida.</p>
<p>La Polizia Stradale lo chiarisce bene: la ratio della norma è evitare la distrazione. Se il conducente utilizza sistemi Bluetooth, comandi vocali, vivavoce o tasti al volante senza togliere le mani dal volante e senza distogliere lo sguardo dalla strada, il comportamento può essere consentito. Diverso è il caso di chi prende fisicamente in mano il telefono, legge, scrive o guarda lo schermo durante la marcia.</p>
<p>Il problema, infatti, non è solo formale. A velocità autostradale bastano due o tre secondi di distrazione per percorrere decine di metri senza avere il pieno controllo del veicolo. È come viaggiare bendati per un breve tratto. Un rischio enorme per chi guida, ma anche per tutti gli altri utenti della strada.</p>
<p>Nel servizio viene richiamato anche il tema del cosiddetto multitasking. Molti conducenti pensano di poter guidare e usare lo smartphone contemporaneamente. In realtà, spiegano gli agenti, il cervello non riesce a mantenere lo stesso livello di attenzione su due attività diverse. O si guarda la strada, o si guarda il telefono. Tutto il resto è una pericolosa illusione.</p>
<p>Particolarmente interessante, per il mondo dell’autotrasporto, è il secondo controllo documentato nel corso dell’episodio. Una vettura civetta affianca un mezzo pesante e gli agenti notano l’autista mentre utilizza il cellulare. A quel punto interviene una seconda pattuglia con i colori d’istituto, che accompagna il camionista in un’area sicura per procedere agli accertamenti.</p>
<p>Qui emerge un aspetto molto importante: quando un mezzo pesante viene fermato per uso del cellulare, il controllo non si limita necessariamente alla singola violazione. Gli agenti seguono una vera e propria checklist: condizioni psicofisiche del conducente, tempi di guida e riposo, velocità rilevabile dal cronotachigrafo, dotazioni del veicolo, stato del carico e regolarità degli ancoraggi.</p>
<p>Nel caso specifico, il carico risulta correttamente assicurato e l’azienda appare complessivamente rispettosa delle regole. Tuttavia viene contestato l’uso del cellulare alla guida e viene rilevata anche una modifica non regolare a un parafango della motrice, sanzionata separatamente.</p>
<p>Un gesto di pochi secondi può aprire la strada a conseguenze ben più ampie. Non c’è solo la multa. C’è la sospensione della patente, il fermo operativo del conducente, l’impatto sull’organizzazione aziendale e, nei casi più gravi, il rischio di compromettere la sicurezza del viaggio e la reputazione dell’impresa.</p>
<p>Nel caso del furgone, il conducente aveva già subito una decurtazione di punti e si trovava con 15 punti patente. La violazione per uso del cellulare comporta una sanzione amministrativa di 250 euro e la sospensione della patente. Proprio il numero di punti residui incide sull’aggravamento della sospensione: ai 15 giorni previsti si aggiungono ulteriori giorni perché il conducente aveva meno di 20 punti. A questo si somma un’ulteriore sanzione perché non aveva con sé la patente di guida.</p>
<p>Il nuovo episodio di Checkpoint ha quindi il merito di mostrare il controllo dal punto di vista operativo, senza limitarsi alla teoria. Le pattuglie osservano, documentano, fermano in sicurezza e procedono agli accertamenti. E quando si tratta di mezzi pesanti, l’attenzione si allarga inevitabilmente anche al rispetto delle regole professionali: cronotachigrafo, tempi di guida, condizioni del veicolo e sicurezza del carico.</p>
<p>Per le imprese di autotrasporto il tema non può essere liquidato come una semplice “disattenzione” del singolo autista. L’uso del cellulare alla guida deve entrare a pieno titolo nelle politiche aziendali di sicurezza, formazione e controllo interno. Non basta avere mezzi tecnologicamente avanzati se poi il conducente continua a utilizzare lo smartphone con le mani.</p>
<p>Oggi quasi tutti i veicoli dispongono di strumenti per comunicare in sicurezza: Bluetooth, vivavoce, comandi vocali, sistemi integrati di bordo. Continuare a prendere in mano il telefono durante la marcia significa esporsi inutilmente a sanzioni e, soprattutto, a rischi enormi.</p>
<p>La prevenzione resta il primo obiettivo della Polizia Stradale. Ma quando la prevenzione non basta, scatta la sanzione. Ed è giusto che sia così, perché la distrazione alla guida non è una leggerezza privata: è un pericolo pubblico.</p>
<p>Un camion o un furgone guidato con attenzione è uno strumento di lavoro. Lo stesso mezzo, guidato da un conducente distratto dallo smartphone, diventa un rischio per sé, per l’azienda e per la collettività.</p>
<p>Il cellulare può aspettare. La strada no.</p>
<p>Guarda l’episodio di Checkpoint di Uomini e Trasporti:</p>
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		<title>Collegamenti con la Sardegna, +17 euro al metro lineare dal 1° giugno: rincaro giustificato o costo da verificare?</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Truck24]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 30 May 2026 16:04:13 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Notizie dalle Aziende]]></category>
		<category><![CDATA[marketrock]]></category>
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<p>Alcune aziende del trasporto merci segnalano un nuovo adeguamento tariffario pari a 17 euro al metro lineare, con decorrenza dal</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Alcune aziende del trasporto merci segnalano un nuovo adeguamento tariffario pari a 17 euro al metro lineare, con decorrenza dal 1° giugno 2026, motivato dall’aumento dei costi operativi, del bunker e degli oneri ambientali. Il problema, però, non è soltanto il rincaro: è capire come questi costi vengano formati, trasferiti e controllati su rotte essenziali per la continuità territoriale dell’isola.</p>
<p>Torna alta la tensione sui collegamenti marittimi da e per la Sardegna. A segnalarlo sono alcune aziende di autotrasporto, che in questi giorni denunciano nuovi adeguamenti tariffari applicati sulle rotte merci tra l’isola e il continente. Secondo quanto riferito dagli operatori, il nuovo incremento sarebbe pari a 17 euro al metro lineare e dovrebbe entrare in vigore dal 1° giugno 2026.</p>
<p>La motivazione richiamata nelle comunicazioni ricevute dagli operatori fa riferimento all’aumento dei costi operativi, del carburante navale e agli effetti della nuova cornice ambientale europea sul trasporto marittimo. </p>
<p>Si tratta di fattori reali, che nessuno nel settore pensa di negare. </p>
<p>Ma proprio perché il problema dei costi esiste davvero, cresce la richiesta di chiarezza da parte di chi quei rincari li subisce a valle, spesso senza avere alcuna possibilità immediata di trasferirli sul committente.</p>
<p>È questo il punto su cui oggi si concentra il malessere della filiera. </p>
<p>L’autotrasporto, che rappresenta l’anello operativo che tiene insieme porto, strada e consegna finale, teme ancora una volta di trovarsi nella posizione più debole del sistema: ricevere l’aumento, assorbirne l’impatto e, solo in un secondo momento, tentare di recuperarlo in un mercato già segnato da margini compressi e forte pressione competitiva.</p>
<p>Sui collegamenti da e per la Sardegna il tema è ancora più delicato. Qui il trasporto marittimo non è una semplice opzione commerciale. È una condizione essenziale di accesso al mercato, un’infrastruttura indispensabile per la movimentazione delle merci, per la distribuzione, per l’approvvigionamento delle imprese e per la tenuta economica dell’isola. Per questo ogni adeguamento dei noli non resta circoscritto a un rapporto tra operatore marittimo e cliente diretto, ma si propaga rapidamente lungo tutta la catena: prima al vettore, poi all’impresa, infine al consumatore.</p>
<p>È esattamente questo il rischio che le aziende di autotrasporto stanno cercando di portare all’attenzione pubblica. </p>
<p>Non tanto per negare la realtà degli aumenti energetici o ambientali, quanto per chiedere che tali aumenti siano trasparenti, comprensibili e proporzionati. Perché in assenza di criteri leggibili, il rincaro finisce per apparire come una variabile che scende dall’alto, senza che il mercato riesca davvero a capire come sia stato costruito e in quale misura sia giustificato.</p>
<p>La questione assume un rilievo ancora maggiore se si considera che i collegamenti marittimi con la Sardegna si intrecciano con il tema della continuità territoriale. </p>
<p>E quando si parla di continuità territoriale, l’equilibrio tra sostenibilità del servizio e sostenibilità dei costi per la filiera non può essere lasciato a formule vaghe o a spiegazioni generiche. Occorre che vi sia piena chiarezza sulle componenti che determinano l’aumento, sulla loro effettiva incidenza e sulle modalità con cui il rincaro viene applicato alle tratte interessate.</p>
<p>Il punto, in altre parole, non è trasformare la vicenda in uno scontro ideologico. </p>
<p>Il punto è chiedere che, su rotte così sensibili, il mercato operi dentro un perimetro di responsabilità più alto. Perché quando i costi del mare aumentano, il prezzo non si ferma in banchina. Entra nei bilanci dell’autotrasporto, pesa sulle imprese che devono spedire e ricevere merci, si riflette sui costi della distribuzione e finisce per scaricarsi sul sistema economico dell’isola.</p>
<p>Per questo il segnale lanciato dalle aziende del settore merita attenzione. Non è una protesta di principio. È una richiesta di verifica e di trasparenza su un passaggio che può avere effetti molto concreti. </p>
<p>Se dal 1° giugno 2026 dovesse davvero scattare un aumento di 17 euro al metro lineare sui collegamenti marittimi da e per la Sardegna, il tema non potrebbe essere trattato come un semplice aggiornamento commerciale. Sarebbe, a tutti gli effetti, una questione di equilibrio logistico, economico e territoriale.</p>
<p>A questo punto la politica e le istituzioni competenti sono chiamate a fare la loro parte. Non per negare i costi reali del trasporto marittimo, ma per garantire che il loro trasferimento sul mercato avvenga in modo corretto, misurabile e verificabile. Perché la continuità territoriale non può esistere solo quando si parla di servizio. Deve esistere anche quando si parla di prezzi, sostenibilità economica e tutela delle imprese che ogni giorno fanno viaggiare le merci.<br />
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		<title>Brennero chiuso, l’Italia produttiva resta in coda</title>
		<link>https://www.truck24.it/brennero-chiuso-litalia-produttiva-resta-in-coda/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Truck24]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 29 May 2026 07:27:44 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Notizie dalle Aziende]]></category>
		<category><![CDATA[marketrock]]></category>
		<category><![CDATA[notizie aziende]]></category>
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					<description><![CDATA[<div>
<p>Non si può continuare a trattare il Brennero come un problema locale, come una questione di traffico alpino o come</p>
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<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.truck24.it/brennero-chiuso-litalia-produttiva-resta-in-coda/">Brennero chiuso, l’Italia produttiva resta in coda</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://gazzettalogistica.it">Gazzetta Logistica</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Non si può continuare a trattare il Brennero come un problema locale, come una questione di traffico alpino o come un fastidio da gestire con qualche deviazione dell’ultimo minuto. </p>
<p>Quando il Brennero si blocca, non si ferma soltanto una fila di camion. Si ferma una parte dell’economia italiana. Si rallentano esportazioni, consegne industriali, filiere agroalimentari, componentistica, automotive, meccanica, distribuzione e produzione.</p>
<p>La chiusura del corridoio prevista per il 30 maggio 2026, con limitazioni pesanti alla circolazione lungo l’asse del Brennero, è soltanto l’ennesimo episodio di una criticità ormai strutturale. </p>
<p>Il punto è capire se l’Italia, seconda manifattura d’Europa, possa permettersi di dipendere da valichi alpini sempre più fragili, sempre più condizionati da decisioni unilaterali, cantieri, divieti, contingentamenti e assenza di alternative realmente pronte.</p>
<p>L’Italia rischia di diventare un Paese logisticamente periferico pur trovandosi nel cuore del mercato europeo.</p>
<p>Il Brennero è una delle principali arterie attraverso cui le merci italiane raggiungono Austria, Germania e Nord Europa. Ogni limitazione su questo asse non produce soltanto code. Produce costi. E quei costi non restano sull’asfalto: entrano nei bilanci delle imprese di autotrasporto, si scaricano sulle aziende produttrici, aumentano l’incertezza delle consegne, indeboliscono la competitività dell’export italiano.</p>
<p>In una giornata come quella del 30 maggio, considerando migliaia di veicoli industriali coinvolti, il costo diretto per le imprese di trasporto può essere stimato in diversi milioni di euro. </p>
<p>Una forchetta prudenziale può collocare il solo danno operativo tra 3 e 6 milioni di euro, senza considerare penali contrattuali, deterioramento delle merci, mancati ritiri, saturazione delle aree di sosta, deviazioni lunghe e perdita di produttività sull’intera rotazione settimanale dei mezzi.</p>
<p>Ma il danno più pesante è quello che non si vede subito.</p>
<p>Dietro ogni camion fermo c’è spesso una linea produttiva che aspetta componenti, un magazzino che deve rifornire la distribuzione, una merce alimentare che viaggia con tempi rigidi, un cliente estero che misura l’affidabilità del fornitore italiano anche sulla puntualità della consegna. Nel mercato industriale moderno non vince solo chi produce bene. Vince chi consegna quando promette di farlo.</p>
<p>Ed è qui che il Brennero diventa una questione nazionale.</p>
<p>L’interscambio tra Italia e Germania vale oltre 157 miliardi di euro. Automotive, macchinari, elettronica, agroalimentare e componentistica viaggiano dentro una catena produttiva integrata, dove Italia e Germania non sono semplicemente due Paesi che comprano e vendono: sono due pezzi dello stesso sistema industriale europeo. Quando si rallenta il collegamento tra questi due sistemi, non si crea soltanto disagio al trasportatore. Si colpisce la capacità dell’industria italiana di essere puntuale, affidabile, competitiva.</p>
<p>A questo si aggiunge un dato ancora più ampio: attraverso i valichi alpini passa un valore enorme di merci tra Italia ed Europa. Le stime più recenti parlano di circa 200 milioni di tonnellate di merce l’anno e di oltre 500 miliardi di euro di interscambio che si muove attraverso strada e ferrovia. È evidente che qualunque interruzione non può essere trattata come un semplice problema di viabilità.</p>
<p>Il Brennero è il simbolo di una contraddizione europea. Da una parte si parla di mercato unico, libera circolazione delle merci, competitività continentale, transizione ecologica e filiere integrate. Dall’altra, uno dei principali corridoi economici europei può essere rallentato o bloccato con effetti pesantissimi su un intero sistema produttivo nazionale.</p>
<p>La sostenibilità non può diventare il pretesto per scaricare sull’autotrasporto e sull’industria italiana il costo di un sistema infrastrutturale incompleto. Spostare quote di traffico verso la ferrovia è un obiettivo condivisibile, ma non può essere imposto per sottrazione, rendendo la strada più difficile senza avere prima reso l’alternativa ferroviaria davvero capace, continua, accessibile e competitiva. La transizione non si costruisce mettendo i camion in coda. Si costruisce con infrastrutture, programmazione, capacità ferroviaria, terminal efficienti, regole comuni e tempi certi.</p>
<p>Oggi invece il rischio è opposto: si penalizza la gomma senza avere ancora un sistema alternativo pienamente in grado di assorbire i flussi. Il risultato è un aumento dei costi per tutti: autotrasporto, logistica, industria, agroalimentare, distribuzione e, alla fine, consumatori.</p>
<p>Le imprese di autotrasporto sono le prime a pagare. </p>
<p>Hanno margini già compressi da gasolio, pedaggi, personale, assicurazioni, manutenzioni, tempi di attesa e crescente complessità normativa. Ogni blocco aggiunge un costo che spesso non viene riconosciuto dal committente. E qui si apre un tema che il settore non può più rinviare: il tempo perso va pagato. Le deviazioni vanno pagate. L’incertezza operativa va contrattualizzata. Non è accettabile che il vettore resti l’unico soggetto della filiera a subire il danno senza poterlo trasferire.</p>
<p>Ma sarebbe un errore pensare che il problema riguardi solo gli autotrasportatori. Le imprese produttive italiane rischiano un danno altrettanto grave, anche se meno immediato. Ogni ritardo nei collegamenti con il Nord Europa può significare più scorte da tenere a magazzino, più capitale immobilizzato, più rischio di fermo produzione, più penali, più difficoltà nel rispettare i contratti internazionali. In settori come automotive, meccanica, alimentare, farmaceutico e distribuzione, il costo dell’incertezza può pesare più del costo del trasporto stesso.</p>
<p>Se l’Italia vuole continuare a esportare, deve poter raggiungere i mercati europei con tempi certi. Se l’Europa vuole davvero difendere il mercato unico, non può consentire che una delle sue direttrici strategiche venga gestita come una questione locale. Se la transizione ecologica deve essere credibile, deve essere accompagnata da infrastrutture funzionanti e non da divieti che spostano il problema sulle imprese.</p>
<p>La questione è politica, economica e industriale.<br />
L&#8217;articolo Brennero chiuso, l’Italia produttiva resta in coda proviene da Truck24.</p>
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		<title>Marketing Per Community Private: Strategie Per Creare E Monetizzare Esclusività Online</title>
		<link>https://blog.marketrock.it/marketing-per-community-private-strategie-per-creare-e-monetizzare-esclusivit%C3%A0-online</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Market Rock]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 28 May 2026 06:54:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Notizie dalle Aziende]]></category>
		<category><![CDATA[marketrock]]></category>
		<category><![CDATA[notizie aziende]]></category>
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 <a href="https://blog.marketrock.it/marketing-per-community-private-strategie-per-creare-e-monetizzare-esclusivit%C3%A0-online" title="" class="hs-featured-image-link"> <img src="https://blog.marketrock.it/hubfs/commu.png" alt="Marketing Per Community Private: Strategie Per Creare E Monetizzare Esclusività Online" class="hs-featured-image" style="width:auto !important;max-width:50%;float:left;margin:0 15px 15px 0"> </a>
</div>
<p>Il passaggio dall'economia dell'attenzione a quella dell'appartenenza ha reso il <strong>marketing per community private</strong> uno dei pilastri più profittevole e sostenibili del panorama digitale moderno. In un web pubblico caratterizzato dal rumore di fondo, dalla tossicità dei social media generalisti e dalla frammentazione dei contenuti, l'utente consapevole cerca rifugio in spazi protetti, curati e iper-specializzati. Una community privata non è un semplice gruppo di discussione, ma un asset strategico che si basa sulla creazione di un ecosistema dove il valore non è generato solo dal fondatore, ma dalle interazioni orizzontali tra i membri stessi. Questo modello permette di svincolarsi dalla schiavitù degli algoritmi e di costruire una barriera difensiva attorno al proprio brand, rendendolo immune alla concorrenza basata sul prezzo. Nel 2026, saper progettare e gestire questi spazi significa padroneggiare la psicologia dei gruppi e le dinamiche di incentivazione, trasformando la conoscenza in un'esperienza collettiva trasformativa e, soprattutto, in un flusso di entrate ricorrenti prevedibili. In questo trattato analizzeremo <strong>come creare una community privata</strong> che generi valore reale sin dal primo giorno, esploreremo le <strong>strategie community a pagamento</strong> per elevare il prestigio dell'offerta e vedremo come <strong>monetizzare community online</strong> attraverso modelli di business ibridi. Approfondiremo inoltre le dinamiche di <strong>crescita community chiuse</strong> per mantenere l'esclusività pur aumentando il fatturato e le tecniche di <strong>retention community</strong> per abbattere il tasso di abbandono nel lungo periodo.</p>
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<p>Il passaggio dall&#8217;economia dell&#8217;attenzione a quella dell&#8217;appartenenza ha reso il marketing per community private uno dei pilastri più profittevole e sostenibili del panorama digitale moderno. In un web pubblico caratterizzato dal rumore di fondo, dalla tossicità dei social media generalisti e dalla frammentazione dei contenuti, l&#8217;utente consapevole cerca rifugio in spazi protetti, curati e iper-specializzati. Una community privata non è un semplice gruppo di discussione, ma un asset strategico che si basa sulla creazione di un ecosistema dove il valore non è generato solo dal fondatore, ma dalle interazioni orizzontali tra i membri stessi. Questo modello permette di svincolarsi dalla schiavitù degli algoritmi e di costruire una barriera difensiva attorno al proprio brand, rendendolo immune alla concorrenza basata sul prezzo. Nel 2026, saper progettare e gestire questi spazi significa padroneggiare la psicologia dei gruppi e le dinamiche di incentivazione, trasformando la conoscenza in un&#8217;esperienza collettiva trasformativa e, soprattutto, in un flusso di entrate ricorrenti prevedibili. In questo trattato analizzeremo come creare una community privata che generi valore reale sin dal primo giorno, esploreremo le strategie community a pagamento per elevare il prestigio dell&#8217;offerta e vedremo come monetizzare community online attraverso modelli di business ibridi. Approfondiremo inoltre le dinamiche di crescita community chiuse per mantenere l&#8217;esclusività pur aumentando il fatturato e le tecniche di retention community per abbattere il tasso di abbandono nel lungo periodo.  </p>
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		<title>AB Testing Marketing: Strategie E Tecniche Per Ottimizzare Le Conversioni</title>
		<link>https://blog.marketrock.it/ab-testing-marketing-strategie-e-tecniche-per-ottimizzare-le-conversioni</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Market Rock]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 28 May 2026 06:54:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Notizie dalle Aziende]]></category>
		<category><![CDATA[marketrock]]></category>
		<category><![CDATA[notizie aziende]]></category>
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 <a href="https://blog.marketrock.it/ab-testing-marketing-strategie-e-tecniche-per-ottimizzare-le-conversioni" title="" class="hs-featured-image-link"> <img src="https://blog.marketrock.it/hubfs/4347756_488.jpg" alt="AB Testing Marketing: Strategie E Tecniche Per Ottimizzare Le Conversioni" class="hs-featured-image" style="width:auto !important;max-width:50%;float:left;margin:0 15px 15px 0"> </a>
</div>
<p>Nel marketing digitale, l'opinione del professionista più pagato in sala (il cosiddetto HiPPO - <i>Highest Paid Person's Opinion</i>) è spesso il peggior nemico del profitto. L'<strong>AB Testing Marketing</strong> rappresenta l'antidoto definitivo alle congetture: è la pratica di confrontare due versioni di un elemento (una pagina web, un'email, un annuncio) per determinare scientificamente quale produca il miglior risultato rispetto a un obiettivo prefissato. Nel 2026, con mercati sempre più saturi e costi di acquisizione che non lasciano spazio a errori, l'ottimizzazione sistematica non è più un lusso per grandi aziende, ma una necessità vitale. Un miglioramento apparentemente insignificante del 1% in ogni fase del funnel può tradursi in una crescita composta del fatturato di oltre il 30% su base annua. Fare AB testing significa smettere di indovinare cosa piace ai tuoi clienti e iniziare a lasciar parlare i loro comportamenti reali.</p>
</div>
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<p>Nel marketing digitale, l&#8217;opinione del professionista più pagato in sala (il cosiddetto HiPPO &#8211; Highest Paid Person&#8217;s Opinion) è spesso il peggior nemico del profitto. L&#8217;AB Testing Marketing rappresenta l&#8217;antidoto definitivo alle congetture: è la pratica di confrontare due versioni di un elemento (una pagina web, un&#8217;email, un annuncio) per determinare scientificamente quale produca il miglior risultato rispetto a un obiettivo prefissato. Nel 2026, con mercati sempre più saturi e costi di acquisizione che non lasciano spazio a errori, l&#8217;ottimizzazione sistematica non è più un lusso per grandi aziende, ma una necessità vitale. Un miglioramento apparentemente insignificante del 1% in ogni fase del funnel può tradursi in una crescita composta del fatturato di oltre il 30% su base annua. Fare AB testing significa smettere di indovinare cosa piace ai tuoi clienti e iniziare a lasciar parlare i loro comportamenti reali.  </p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://blog.marketrock.it/ab-testing-marketing-strategie-e-tecniche-per-ottimizzare-le-conversioni">AB Testing Marketing: Strategie E Tecniche Per Ottimizzare Le Conversioni</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://gazzettalogistica.it">Gazzetta Logistica</a>.</p>
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		<title>Ponte del 2 giugno 2026: per i mezzi pesanti tre finestre di divieto, ma il 1° giugno si circola</title>
		<link>https://www.truck24.it/ponte-del-2-giugno-2026-per-i-mezzi-pesanti-tre-finestre-di-divieto-ma-il-1-giugno-si-circola/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Truck24]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 27 May 2026 15:29:18 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Notizie dalle Aziende]]></category>
		<category><![CDATA[marketrock]]></category>
		<category><![CDATA[notizie aziende]]></category>
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<p>Per l’autotrasporto merci il ponte della Festa della Repubblica non sarà un blocco continuo, ma una sequenza di stop da</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Per l’autotrasporto merci il ponte della Festa della Repubblica non sarà un blocco continuo, ma una sequenza di stop da programmare con attenzione: sabato 30 maggio, domenica 31 maggio e martedì 2 giugno. Lunedì 1° giugno, invece, non risulta inserito nel calendario nazionale dei divieti.</p>
<p>Il riferimento normativo è il Decreto ministeriale n. 325 del 12 dicembre 2025, pubblicato in Gazzetta Ufficiale n. 302 del 31 dicembre 2025, che disciplina per il 2026 i divieti di circolazione dei veicoli adibiti al trasporto di cose con massa complessiva massima autorizzata superiore a 7,5 tonnellate sulle strade extraurbane nei giorni festivi e in altre giornate critiche per la circolazione.</p>
<p>Il calendario allegato al decreto prevede per il periodo del ponte tre giornate interessate dal divieto: sabato 30 maggio dalle 9 alle 14, domenica 31 maggio dalle 9 alle 22 e martedì 2 giugno dalle 7 alle 22. In totale, per i mezzi soggetti al divieto nazionale, si tratta di 33 ore di stop concentrate tra il fine settimana e la Festa della Repubblica.</p>
<p>Il calendario del ponte</p>
<p>GiornoDivieto nazionale mezzi pesanti 2026Impatto operativoVenerdì 29 maggioNessun divieto nazionale da calendarioGiornata utile per partenze anticipateSabato 30 maggio09:00-14:00Stop breve, ma da considerare per rientri e tratte lungheDomenica 31 maggio09:00-22:00Blocco ordinario festivoLunedì 1° giugnoNessun divieto nazionale da calendarioGiornata chiave per recuperare consegne e posizionamentiMartedì 2 giugno07:00-22:00Blocco esteso per la Festa della Repubblica</p>
<p>La giornata più delicata è martedì 2 giugno: il divieto parte già alle 7 del mattino e termina alle 22, con una finestra di stop più ampia rispetto alla domenica di maggio. Per le aziende di trasporto conto terzi questo significa che le partenze del martedì mattina dovranno essere anticipate, rinviate alla sera oppure riprogrammate su lunedì 1° giugno, che diventa il vero giorno-cuscinetto del ponte.</p>
<p>A chi si applica il divieto</p>
<p>Il decreto riguarda i veicoli adibiti al trasporto di cose con massa complessiva massima autorizzata superiore a 7,5 tonnellate. Il calendario si applica agli autoveicoli per trasporto merci indicati dall’articolo 54 del Codice della strada, alle macchine agricole di cui all’articolo 57 e anche ai veicoli eccezionali e ai trasporti in condizioni di eccezionalità, salvo specifiche agevolazioni, esenzioni o prescrizioni previste dal decreto e dalle autorizzazioni.</p>
<p>Un punto pratico importante: il calendario dei divieti non si applica ai trattori stradali che viaggiano isolati nel tragitto di rientro in sede o per raggiungere il luogo di aggancio di un semirimorchio, nei casi previsti dal decreto.</p>
<p>Estero: cosa cambia per chi entra o esce dall’Italia</p>
<p>Per i trasporti internazionali il decreto prevede regole operative specifiche. I veicoli provenienti dall’estero, muniti di documentazione idonea che attesti origine del viaggio e destinazione del carico, beneficiano di un posticipo di quattro ore dell’inizio del divieto. I veicoli diretti all’estero, sempre con documentazione idonea, beneficiano invece di un anticipo di due ore del termine del divieto.</p>
<p>Tradotto sul 2 giugno: per un mezzo proveniente dall’estero il divieto delle 7 può slittare, in presenza dei requisiti, alle 11; per un mezzo diretto all’estero, la fine del divieto delle 22 può essere anticipata alle 20. È un dettaglio decisivo per chi lavora su corridoi transfrontalieri, in particolare verso Francia, Austria, Svizzera, Slovenia e Germania.</p>
<p>Intermodale: possibili agevolazioni</p>
<p>Il decreto contiene anche agevolazioni per il trasporto intermodale. Per i veicoli diretti a interporti di rilevanza nazionale o a terminal intermodali strategici, con merci o unità di carico destinate all’estero e documentazione sulla prosecuzione ferroviaria, il termine del divieto è anticipato di quattro ore. Sono previste inoltre esclusioni per alcuni trasporti combinati strada-rotaia e strada-mare, purché ricorrano le condizioni documentali e operative previste dal decreto.</p>
<p>Per le imprese che utilizzano terminal e interporti, questo può aprire spazi utili nella gestione del ponte: non elimina la necessità di pianificare, ma può consentire un migliore allineamento tra camion, treno, porto e slot di carico.</p>
<p>Merci escluse e deroghe: attenzione alla documentazione</p>
<p>Il decreto individua diverse categorie escluse dal divieto, tra cui veicoli impiegati in servizi pubblici essenziali, fornitura di acqua, gas ed energia elettrica, raccolta rifiuti, pronto intervento, servizi postali e altri servizi urgenti di interesse collettivo. Sono inoltre escluse alcune categorie particolari, come autocisterne per acqua a uso domestico, latte fresco, alimenti per animali da allevamento e combustibili liquidi o gassosi destinati alla distribuzione e al consumo.</p>
<p>Tra le merci non soggette al divieto rientrano, fra le altre, giornali e periodici, prodotti per uso medico, alimentari deperibili in regime ATP, frutta fresca, ortaggi, fiori recisi, miele non invasettato, alcuni prodotti complementari alla somministrazione alimentare e animali vivi in condizioni specifiche. In diversi casi è richiesta idonea documentazione e, per alcune merci, l’esposizione di cartelli verdi con la lettera “d”.</p>
<p>Per i casi di assoluta e comprovata necessità e urgenza, le Prefetture possono autorizzare deroghe, ma la richiesta va presentata normalmente almeno dieci giorni prima della partenza e deve indicare periodo, targa, località di partenza e arrivo, percorso e tipologia di merce o attrezzatura.</p>
<p>Merci pericolose: regole più severe per ADR classi 1 e 7</p>
<p>Durante il periodo estivo il decreto prevede un regime più restrittivo per le merci pericolose appartenenti alle classi ADR 1 e 7. Dal 23 maggio al 6 settembre 2026, questi trasporti sono vietati, per qualunque quantità e indipendentemente dalla massa complessiva del veicolo, oltre che nei giorni indicati dal calendario, anche dalle 8 alle 24 di ogni sabato e dalle 0 alle 24 di ogni domenica.</p>
<p>Per il ponte del 2 giugno questo significa che sabato 30 maggio e domenica 31 maggio vanno controllati con particolare attenzione da chi opera in ambito ADR classi 1 e 7, perché il regime speciale può essere più esteso del divieto ordinario previsto per i mezzi oltre 7,5 tonnellate.</p>
<p>Cosa devono fare le imprese di autotrasporto</p>
<p>Per i vettori, il ponte del 2 giugno 2026 richiede una programmazione precisa. Il rischio principale non è solo il divieto in sé, ma l’effetto combinato tra stop alla circolazione, rientri del weekend, domanda turistica, consegne rinviate e concentrazione dei viaggi su lunedì 1° giugno.</p>
<p>Il lunedì diventa la giornata più importante: è l’unica finestra piena tra il blocco domenicale e quello della Festa della Repubblica. Le aziende dovranno usarla per posizionare mezzi e semirimorchi, recuperare consegne rinviate, anticipare tratte lunghe e ridurre il rischio di accumulo operativo al mercoledì.</p>
<p>Per i trasporti internazionali, invece, diventa fondamentale avere a bordo documenti corretti su origine, destinazione e natura del carico. Le agevolazioni per estero e intermodale non funzionano senza prova documentale.<br />
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		<title>Autotrasporto Italia-Francia: il vero costo dei colli di bottiglia transalpini</title>
		<link>https://www.truck24.it/autotrasporto-italia-francia-il-vero-costo-dei-colli-di-bottiglia-transalpini/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Truck24]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 27 May 2026 14:50:03 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Notizie dalle Aziende]]></category>
		<category><![CDATA[marketrock]]></category>
		<category><![CDATA[notizie aziende]]></category>
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					<description><![CDATA[<div>
<p>L’Italia e la Francia non sono soltanto due grandi economie confinanti. Sono due sistemi produttivi profondamente collegati. L’interscambio commerciale tra</p>
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</div>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>L’Italia e la Francia non sono soltanto due grandi economie confinanti. Sono due sistemi produttivi profondamente collegati. L’interscambio commerciale tra i due Paesi vale 112 miliardi di euro.</p>
<p>Dietro questi numeri ci sono filiere industriali, componentistica, beni di consumo, alimentare, moda, meccanica, chimica, distribuzione e logistica. E soprattutto ci sono migliaia di viaggi camionistici che ogni giorno attraversano l’arco alpino.</p>
<p>Una grossa fetta, se non la quasi totalità, dei traffici tra Italia e Francia passa su strada. Significa che il corridoio transalpino non è un tema marginale o tecnico, ma una questione centrale per l’autotrasporto, per l’industria e per la competitività del Paese.</p>
<p>Quando l’infrastruttura non regge, il costo finisce sul camion</p>
<p>Per un’impresa di autotrasporto conto terzi, un collo di bottiglia non è mai solo un disagio. È un costo.</p>
<p>Un’ora persa in coda o in deviazione può significare più carburante consumato, più ore di guida impegnate, più difficoltà nel rispetto dei tempi di consegna, più rischio di sforare la programmazione dei turni, più complessità nella gestione dei riposi e minore produttività del mezzo.</p>
<p>Il camion fermo non produce valore. Il camion che percorre chilometri aggiuntivi per evitare una chiusura consuma di più. Il camion che arriva in ritardo può generare penali, tensioni con il cliente e riprogrammazioni a catena. In una filiera logistica sempre più impostata su tempi stretti, preavvisi digitali, slot di carico e scarico e consegne just in time, la fragilità dell’infrastruttura diventa un problema industriale.</p>
<p>Il costo non è quindi soltanto quello visibile del pedaggio o del gasolio. Esiste un costo nascosto fatto di incertezza, attesa, inefficienza e perdita di affidabilità.</p>
<p>Il problema non riguarda solo i trasportatori</p>
<p>Troppo spesso i colli di bottiglia alpini vengono raccontati come un problema del settore trasporti. In realtà sono un problema dell’intera economia reale.</p>
<p>Una manifattura italiana che esporta in Francia ha bisogno di tempi certi. Un distributore che riceve merci francesi deve poter programmare scaffali, magazzini e consegne. Un’azienda che lavora con componenti provenienti da oltreconfine non può permettersi interruzioni ricorrenti nella supply chain.</p>
<p>Quando il corridoio non è affidabile, il costo si trasferisce lungo tutta la catena: vettore, spedizioniere, committente, produttore, distributore e cliente finale. L’autotrasporto è il primo anello a subire l’impatto operativo, ma non è l’unico a pagarne le conseguenze.</p>
<p>Una rete fragile non penalizza solo chi guida il camion; penalizza chi vende, chi produce, chi importa e chi esporta.</p>
<p>La strada resta centrale, ma non può essere lasciata sola</p>
<p>Il camion è e resterà il protagonista degli scambi Italia-Francia. Anche quando si parla di intermodalità, ferrovia e transizione ambientale, la gomma continua a essere indispensabile per flessibilità, capillarità e servizio porta a porta.</p>
<p>Ma proprio per questo la strada non può essere trattata come una soluzione di riserva. Serve una politica infrastrutturale coerente con il valore economico dei traffici che sostiene.</p>
<p>Manutenzioni non coordinate, cantieri sovrapposti, informazioni tardive, chiusure improvvise e alternative poco efficienti riducono la capacità competitiva delle imprese di trasporto. E quando il sistema è già sotto pressione per costo del personale, carburante, pedaggi, assicurazioni, reperibilità degli autisti e adempimenti normativi, ogni inefficienza infrastrutturale pesa di più.</p>
<p>Dal prezzo al chilometro al prezzo del rischio</p>
<p>Per le imprese di autotrasporto, il tema dei corridoi transalpini apre anche una questione contrattuale. Il modello tradizionale basato soprattutto su costo chilometrico, tratta e peso non basta più.</p>
<p>Su alcune direttrici, il prezzo del servizio dovrebbe incorporare anche il rischio operativo: congestione, cantieri, stagionalità, deviazioni, tempi di attesa, affidabilità del valico, probabilità di ritardo, necessità di mezzi di backup e complessità nella pianificazione.</p>
<p>Non si tratta di scaricare automaticamente i costi sui clienti. Si tratta di costruire contratti più realistici. Se una tratta è instabile, quella instabilità deve essere misurata e riconosciuta. Altrimenti il rischio resta interamente in capo al vettore, comprimendo margini già spesso molto sottili.</p>
<p>Per questo diventano sempre più importanti clausole chiare su ritardi non imputabili al trasportatore, adeguamento tariffario in caso di deviazioni obbligate, riconoscimento delle ore di attesa, revisione dei tempi standard e condivisione preventiva dei piani alternativi.</p>
<p>Programmare meglio: cosa possono fare le aziende di trasporto</p>
<p>Le imprese non possono risolvere da sole i problemi infrastrutturali. Possono però ridurre l’esposizione al rischio.</p>
<p>La prima leva è la pianificazione. Monitorare costantemente cantieri, chiusure e tempi di attraversamento consente di scegliere meglio finestre di viaggio, soste e percorsi alternativi. La seconda è la comunicazione con il cliente: chi spedisce deve essere informato in anticipo dei rischi della tratta, non solo a problema già esploso. La terza è l’analisi dei dati aziendali: consumi, ritardi, deviazioni, tempi morti e costi extra devono essere registrati per diventare base di negoziazione.</p>
<p>Un’impresa che dimostra con dati precisi quanto costa una deviazione ha più forza contrattuale di un’impresa che si limita a lamentare un disagio. La digitalizzazione della flotta, in questo caso, non è solo controllo: è tutela del margine.</p>
<p>Serve una visione pubblica all’altezza del valore degli scambi</p>
<p>Il valore dell’interscambio Italia-Francia impone un salto di qualità. Non si può trattare un asse da oltre 112 miliardi di euro come se fosse una questione locale o settoriale. Ogni ritardo strutturale su questi collegamenti ha un impatto sulla competitività dell’export italiano.</p>
<p>Servono manutenzione programmata, coordinamento transfrontaliero, comunicazioni tempestive agli operatori, gestione intelligente dei cantieri, alternative realmente praticabili e una maggiore integrazione tra gomma, ferrovia e intermodale dove le condizioni operative lo permettono.</p>
<p>Ma serve anche una maggiore consapevolezza politica: l’autotrasporto non è il problema della sostenibilità europea, è una parte essenziale della soluzione logistica. Senza camion efficienti, corridoi affidabili e imprese in grado di investire, la transizione resta uno slogan.</p>
<p>La lezione per il settore</p>
<p>La competitività dell’autotrasporto non dipende solo dalla qualità dei mezzi, dall’organizzazione delle aziende o dal prezzo del gasolio. Dipende anche dalla qualità delle infrastrutture su cui quei mezzi devono viaggiare.</p>
<p>Quando la rete è fragile, il camion assorbe il costo della fragilità. Quando la rete è efficiente, il camion diventa moltiplicatore di competitività per tutta la filiera.</p>
<p>Per questo i colli di bottiglia transalpini non sono soltanto un problema di viabilità. Sono un tema industriale, commerciale e strategico. E riguardano da vicino il futuro dell’autotrasporto conto terzi italiano.<br />
L&#8217;articolo Autotrasporto Italia-Francia: il vero costo dei colli di bottiglia transalpini proviene da Truck24.</p>
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		<title>Marketing Subscription Model: Strategie Per Creare Un Business In Abbonamento</title>
		<link>https://blog.marketrock.it/marketing-subscription-model-strategie-per-creare-un-business-in-abbonamento</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Market Rock]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 27 May 2026 06:54:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Notizie dalle Aziende]]></category>
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		<category><![CDATA[notizie aziende]]></category>
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 <a href="https://blog.marketrock.it/marketing-subscription-model-strategie-per-creare-un-business-in-abbonamento" title="" class="hs-featured-image-link"> <img src="https://blog.marketrock.it/hubfs/5675343_53752.jpg" alt="Marketing Subscription Model: Strategie Per Creare Un Business In Abbonamento" class="hs-featured-image" style="width:auto !important;max-width:50%;float:left;margin:0 15px 15px 0"> </a>
</div>
<p>L'economia moderna sta vivendo una transazione epocale: il passaggio definitivo dal possesso all'accesso. Il <strong>marketing subscription model</strong> rappresenta la massima espressione di questa evoluzione, trasformando la transazione singola in una relazione commerciale a tempo indeterminato.</p>
</div>
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<p>L&#8217;economia moderna sta vivendo una transazione epocale: il passaggio definitivo dal possesso all&#8217;accesso. Il marketing subscription model rappresenta la massima espressione di questa evoluzione, trasformando la transazione singola in una relazione commerciale a tempo indeterminato.  </p>
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		<title>Marketing Per Abbonamenti SaaS: Guida Al Growth Hacking Per Software</title>
		<link>https://blog.marketrock.it/marketing-per-abbonamenti-saas-guida-al-growth-hacking-per-software</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Market Rock]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 27 May 2026 06:54:00 +0000</pubDate>
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 <a href="https://blog.marketrock.it/marketing-per-abbonamenti-saas-guida-al-growth-hacking-per-software" title="" class="hs-featured-image-link"> <img src="https://blog.marketrock.it/hubfs/12071198_SL-101820-36860-11.jpg" alt="Marketing Per Abbonamenti SaaS: Guida Al Growth Hacking Per Software" class="hs-featured-image" style="width:auto !important;max-width:50%;float:left;margin:0 15px 15px 0"> </a>
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<p>L'universo delle piattaforme <i>Software as a Service</i> (SaaS) rappresenta uno degli ambienti di business più dinamici, stimolanti e orientati ai dati dell'intera economia digitale.</p>
</div>
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<p>L&#8217;universo delle piattaforme Software as a Service (SaaS) rappresenta uno degli ambienti di business più dinamici, stimolanti e orientati ai dati dell&#8217;intera economia digitale.  </p>
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		<title>Funnel Consulenza Online: Guida Completa Per Vendere Servizi Ad Alto Valore</title>
		<link>https://blog.marketrock.it/funnel-consulenza-online-guida-completa-per-vendere-servizi-ad-alto-valore</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Market Rock]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 27 May 2026 06:54:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Notizie dalle Aziende]]></category>
		<category><![CDATA[marketrock]]></category>
		<category><![CDATA[notizie aziende]]></category>
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 <a href="https://blog.marketrock.it/funnel-consulenza-online-guida-completa-per-vendere-servizi-ad-alto-valore" title="" class="hs-featured-image-link"> <img src="https://blog.marketrock.it/hubfs/21845849_2111.w039.n003.30B.p1.30.jpg" alt="Funnel Consulenza Online: Guida Completa Per Vendere Servizi Ad Alto Valore" class="hs-featured-image" style="width:auto !important;max-width:50%;float:left;margin:0 15px 15px 0"> </a>
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<p>Il mercato della consulenza digitale ha superato definitivamente l'era della vendita basata sulla pura disponibilità oraria o sul curriculum accademico.</p>
</div>
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<p>Il mercato della consulenza digitale ha superato definitivamente l&#8217;era della vendita basata sulla pura disponibilità oraria o sul curriculum accademico.  </p>
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		<title>Interporti, il camion diventa il regista del primo e ultimo miglio</title>
		<link>https://www.truck24.it/interporti-il-camion-diventa-il-regista-del-primo-e-ultimo-miglio/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Truck24]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 26 May 2026 12:55:53 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Notizie dalle Aziende]]></category>
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		<category><![CDATA[notizie aziende]]></category>
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<p>Per anni l’intermodalità è stata raccontata come una minaccia per l’autotrasporto. Più treni, meno camion. Più ferrovia, meno gomma. Una</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Per anni l’intermodalità è stata raccontata come una minaccia per l’autotrasporto. Più treni, meno camion. Più ferrovia, meno gomma. Una lettura semplice, ma ormai superata. I numeri più recenti sugli interporti italiani raccontano un’altra storia: la logistica sta entrando in una fase in cui ferrovia e camion non si escludono, ma devono lavorare insieme.</p>
<p>L’indagine Fedespedi citata dal Sole 24 Ore mostra un sistema interportuale economicamente solido: le società di gestione analizzate hanno generato 214 milioni di euro di fatturato e utili netti saliti da 9,9 a 10,6 milioni, con un incremento dell’8,7%. Il campione riguarda 24 società operative, circa 34 milioni di metri quadrati gestiti e 742 dipendenti.</p>
<p>Il dato più interessante per chi fa autotrasporto conto terzi, però, non è solo economico. È operativo. Il traffico intermodale, cioè l’integrazione strada-ferrovia, pesa ormai circa il 60% dei flussi ferroviari degli interporti, contro meno del 50% nel 2010. Nell’ultimo anno il sistema ha movimentato 52.800 treni.</p>
<p>Il treno cresce, ma non cammina da solo. Ogni container, semirimorchio o unità di carico che entra o esce da un terminal ha bisogno di una connessione stradale efficiente. Qui il camion non perde centralità. La cambia.</p>
<p>Dal trasporto puro al servizio logistico</p>
<p>Nel modello intermodale il trasportatore non viene pagato solo per coprire chilometri. Viene pagato per garantire affidabilità dentro una catena complessa.</p>
<p>Il valore non sta più soltanto nel “portare un carico da A a B”, ma nel saper presidiare attività come presa e consegna al terminal, trazione locale, collegamento tra magazzini e interporti, gestione degli slot, rispetto delle finestre operative, documentazione digitale, controllo dei tempi di attesa, recupero dei vuoti e riduzione dei viaggi improduttivi.</p>
<p>Per molte aziende di autotrasporto questa è una trasformazione culturale. Il camion resta il mezzo fisico che collega la rete ferroviaria ai clienti, ma l’impresa deve diventare più organizzata, più digitale e più integrata con gli altri attori della filiera.</p>
<p>Il Nord corre, il Sud può diventare la prossima frontiera</p>
<p>La crescita degli interporti non è distribuita in modo uniforme. Il traffico resta fortemente concentrato nel Nord Italia: secondo i dati riportati, il Nord origina l’82% del trasporto su rotaia e il 68% di quello stradale gestito dai terminal.</p>
<p>La classifica dei principali scali conferma il peso dei grandi poli settentrionali. Verona guida con 14.600 treni gestiti, pari a quasi il 28% del totale nazionale. Seguono Padova con 8mila treni e Marcianise, primo scalo del Mezzogiorno, con 4mila treni. Verona, Padova e Novara, da sole, realizzano circa il 50% del traffico ferroviario interportuale nazionale.</p>
<p>Il Nord ha già un sistema intermodale maturo, mentre il Centro-Sud ha ancora margini di sviluppo. Per le imprese di trasporto conto terzi, la domanda da porsi è: conviene aspettare che il mercato si muova, o iniziare ora a costruire relazioni con terminal, spedizionieri, porti, magazzini e clienti industriali?</p>
<p>Gli interporti non sono più solo piazzali</p>
<p>Un altro errore da evitare è immaginare l’interporto come un semplice luogo dove si spostano container da un camion a un treno. La definizione stessa è cambiata. </p>
<p>Gli interporti sono “porti interni” dove si incontrano trasporto ferroviario e stradale, con l’obiettivo di trasferire i carichi dal Tir al treno e viceversa. La riforma del sistema interportuale, legge 177/2025, ha introdotto il concetto di “infrastruttura di rilevanza nazionale”.</p>
<p>Questo significa che gli interporti stanno diventando nodi strategici: non solo terminal ferroviari, ma piattaforme che organizzano territorio, flussi, connessioni con i porti, sistemi produttivi e servizi logistici complessi. </p>
<p>Gianpaolo Serpagli, presidente Uir, sottolinea infatti che gli interporti sono ormai infrastrutture che connettono porti e sistemi produttivi, governano flussi logistici complessi e rappresentano un elemento decisivo della competitività italiana.</p>
<p>Per un autotrasportatore questo cambia il posizionamento commerciale. L’impresa che lavora vicino a un interporto non deve proporsi solo come fornitore di trazione, ma come partner operativo capace di risolvere problemi: consegne urgenti, ultimo miglio, navettaggi, gestione dei vuoti, tratte terminal-magazzino, servizi per clienti industriali, distribuzione urbana e supporto documentale.</p>
<p>Le tre opportunità concrete per il conto terzi</p>
<p>La prima opportunità è la specializzazione nel primo e ultimo miglio intermodale. Chi conosce bene un terminal, i suoi orari, le criticità di accesso, i tempi di carico, le procedure e le abitudini operative può diventare più competitivo di un trasportatore generico. Nel mondo intermodale la puntualità non è un optional: perdere uno slot può significare perdere un treno.</p>
<p>La seconda opportunità è la terminalizzazione come servizio. Molte aziende industriali non vogliono occuparsi direttamente di prenotazioni, consegne al terminal, gestione documenti, recupero vuoti o interfaccia con operatori ferroviari. Un trasportatore organizzato può vendere un pacchetto completo: ritiro presso il cliente, consegna al terminal, tracciamento, gestione anomalie e riconsegna finale.</p>
<p>La terza opportunità è la partnership con spedizionieri e operatori logistici. Gli spedizionieri hanno bisogno di vettori affidabili nei territori. Gli interporti hanno bisogno di flussi regolari. I clienti industriali hanno bisogno di ridurre emissioni e costi senza perdere controllo. L’autotrasporto conto terzi può stare al centro di questa triangolazione.</p>
<p>Che cosa deve fare un’impresa di autotrasporto</p>
<p>Per entrare davvero nell’era ferro-gomma non basta avere mezzi disponibili. Servono metodo, dati e organizzazione.</p>
<p>Un’impresa dovrebbe prima mappare gli interporti più vicini ai propri clienti: distanza, tempi di accesso, traffici prevalenti, collegamenti ferroviari, presenza di spedizionieri, magazzini e operatori doganali. Poi dovrebbe capire quali tratte stradali sono ripetitive e compatibili con un servizio di navettaggio. Infine dovrebbe costruire un’offerta commerciale diversa dal semplice “prezzo a viaggio”.</p>
<p>Il listino deve distinguere trazione terminale, attese, gestione documentale, urgenze, finestre orarie, rientro vuoti, servizio notturno o festivo. Nel modello intermodale il rischio è sottostimare attività che consumano tempo, mezzi e personale. Se non vengono tariffate, diventano margine perso.</p>
<p>Il camion resta indispensabile, ma deve evolvere</p>
<p>La crescita degli interporti non annuncia la fine del camion. Annuncia la fine del camion isolato.</p>
<p>Il trasporto su gomma continuerà a essere essenziale perché è l’unico in grado di garantire capillarità, flessibilità e accesso diretto a fabbriche, magazzini, piattaforme distributive, porti, centri urbani e clienti finali. Ma il futuro premierà le imprese capaci di inserirsi in reti più ampie.</p>
<p>Il trasportatore conto terzi che conosce solo il viaggio rischia di subire il cambiamento. Quello che conosce terminal, dati, flussi, clienti, tempi e criticità può invece diventare un pezzo centrale della nuova logistica italiana.</p>
<p>L&#8217;articolo Interporti, il camion diventa il regista del primo e ultimo miglio proviene da Truck24.</p>
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		<title>Customer Journey Mapping: Guida Strategica All&#8217;Ottimizzazione Dei Touchpoint</title>
		<link>https://blog.marketrock.it/customer-journey-mapping-guida-strategica-allottimizzazione-dei-touchpoint</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Market Rock]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 26 May 2026 06:53:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Notizie dalle Aziende]]></category>
		<category><![CDATA[marketrock]]></category>
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 <a href="https://blog.marketrock.it/customer-journey-mapping-guida-strategica-allottimizzazione-dei-touchpoint" title="" class="hs-featured-image-link"> <img src="https://blog.marketrock.it/hubfs/journey.png" alt="Customer Journey Mapping: Guida Strategica All&apos;Ottimizzazione Dei Touchpoint" class="hs-featured-image" style="width:auto !important;max-width:50%;float:left;margin:0 15px 15px 0"> </a>
</div>
<p>Nel panorama del marketing contemporaneo, caratterizzato da un affollamento di canali senza precedenti e da utenti iper-connessi, il successo di un brand non è determinato dal singolo annuncio o dall'estetica del sito web.</p>
</div>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://blog.marketrock.it/customer-journey-mapping-guida-strategica-allottimizzazione-dei-touchpoint">Customer Journey Mapping: Guida Strategica All&#8217;Ottimizzazione Dei Touchpoint</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://gazzettalogistica.it">Gazzetta Logistica</a>.</p>
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<p>Nel panorama del marketing contemporaneo, caratterizzato da un affollamento di canali senza precedenti e da utenti iper-connessi, il successo di un brand non è determinato dal singolo annuncio o dall&#8217;estetica del sito web.  </p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://blog.marketrock.it/customer-journey-mapping-guida-strategica-allottimizzazione-dei-touchpoint">Customer Journey Mapping: Guida Strategica All&#8217;Ottimizzazione Dei Touchpoint</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://gazzettalogistica.it">Gazzetta Logistica</a>.</p>
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		<title>Marketing Per Prodotti Digitali: Strategie E Funnel Per Vendere Online</title>
		<link>https://blog.marketrock.it/marketing-per-prodotti-digitali-strategie-e-funnel-per-vendere-online</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Market Rock]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 26 May 2026 06:53:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Notizie dalle Aziende]]></category>
		<category><![CDATA[marketrock]]></category>
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<p>L'universo dei beni digitali rappresenta il punto di arrivo più puro e profittevole dell'intera evoluzione dell'e-commerce.</p>
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<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://blog.marketrock.it/marketing-per-prodotti-digitali-strategie-e-funnel-per-vendere-online">Marketing Per Prodotti Digitali: Strategie E Funnel Per Vendere Online</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://gazzettalogistica.it">Gazzetta Logistica</a>.</p>
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<p>L&#8217;universo dei beni digitali rappresenta il punto di arrivo più puro e profittevole dell&#8217;intera evoluzione dell&#8217;e-commerce.  </p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://blog.marketrock.it/marketing-per-prodotti-digitali-strategie-e-funnel-per-vendere-online">Marketing Per Prodotti Digitali: Strategie E Funnel Per Vendere Online</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://gazzettalogistica.it">Gazzetta Logistica</a>.</p>
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		<item>
		<title>Acquisizione Clienti Online: Strategie E Sistemi Per Trovare Clienti</title>
		<link>https://blog.marketrock.it/acquisizione-clienti-online-strategie-e-sistemi-per-trovare-clienti</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Market Rock]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 26 May 2026 06:53:00 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[marketrock]]></category>
		<category><![CDATA[notizie aziende]]></category>
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<p>Nel panorama economico contemporaneo, la capacità di generare un flusso costante, prevedibile e misurabile di nuovi acquirenti non è semplicemente un obiettivo del reparto vendite, ma la condizione vitale per la sopravvivenza stessa di un'azienda.</p>
</div>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://blog.marketrock.it/acquisizione-clienti-online-strategie-e-sistemi-per-trovare-clienti">Acquisizione Clienti Online: Strategie E Sistemi Per Trovare Clienti</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://gazzettalogistica.it">Gazzetta Logistica</a>.</p>
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<p>Nel panorama economico contemporaneo, la capacità di generare un flusso costante, prevedibile e misurabile di nuovi acquirenti non è semplicemente un obiettivo del reparto vendite, ma la condizione vitale per la sopravvivenza stessa di un&#8217;azienda.  </p>
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