L’autotrasporto nel decreto Lavoro (approvato il 1° maggio). Arrivano i nostri (fondi)

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L’autotrasporto nel decreto Lavoro (approvato il 1° maggio). Arrivano i nostri (fondi)

Anche se tutti si affannano a negarlo, c’è voluta la minaccia di un fermo dell’autotrasporto per spingere un governo come quello attuale, considerato «vicino» al settore, a sbloccare i fondi già stanziati a più riprese contro il caro gasolio per un totale che arriva a 285 milioni di euro, ma mai arrivati alle imprese. Figuriamoci se il governo fosse stato considerato «lontano».
Al momento, la vicinanza più evidente è nel tempo trascorso tra il comunicato con cui Unatras annunciava la convocazione dei propri organi decisionali «per proclamare il fermo delle imprese di autotrasporto» giustificato dal ritardo nell’arrivo dei fondi e dalla mancata soppressione del contributo all’Autorità di regolazione dei trasporti (venerdì 28 aprile) e l’annuncio con cui il ministro dei Trasporti, Matteo Salvini (mercoledì 3 maggio), informava che la soluzione a entrambi i problemi era stata individuata nel Consiglio dei ministri del 1° maggio e inserita nel decreto Lavoro, anche se nel comunicato finale della riunione di governo non ce n’era traccia. Tant’è che tutte le associazioni hanno esultato con misurata pacatezza, con tanto di condizionale e rinviando il proprio giudizio alla pubblicazione sulla Gazzetta ufficiale, avvenuta peraltro il giorno dopo, giovedì 4 maggio.
La stessa Unatras, nell’esprimere la propria «soddisfazione», non conoscendo il testo delle misure adottate, si è limitata a riportare le dichiarazioni di Salvini e del suo vice Edoardo Rixi, (che aveva comunicato la notizia alle associazioni), a ringraziare entrambi per l’«impegno profuso in questi giorni» e a ricordare che «continuerà a monitorare la pratica attuazione dei provvedimenti per la pronta erogazione alle imprese di tutte le risorse pregresse ed affrontare le principali problematiche nel tavolo tecnico sulle regole già operativo al MIT».

I fondi contro il caro gasolio

La lettura del decreto non ha portato grosse sorprese, ma ha dato ragione alla cautela dei primi commenti. I fondi per mitigare gli aumenti del costo del gasolio sono messi a disposizione con il credito d’imposta: sono gli 85 rimasti dei 500 del decreto Aiuti tre del 23 settembre 2022 e bloccati da un ricorso al TAR dei petrolieri che ne chiedevano l’estensione al conto proprio (e ai quali dunque potranno attingere copiosamente anche le imprese che hanno svolto trasporti in conto proprio) e i 200 stanziati dall’ultima legge di Bilancio. Il credito d’imposta autorizzato è del 12%: sono otto punti in meno del 20% previsto in prima battuta, ma è anche vero che, andando a incidere sul secondo trimestre 2022, quando gli aumenti hanno toccato i livelli più alti, il recupero è più o meno lo stesso.
Le modalità per usufruire del beneficio devono però ancora essere fissate con due diversi decreti attuativi: per i 200 milioni ne basterà uno del ministero dei Trasporti. Per gli 85 milioni, è necessario il concerto con il ministero dell’Economia e le associazioni sanno, per antica esperienza, che quando un provvedimento entra negli uffici del MEF non si sa mai come ne esce. Di qui l’accenno di Unatras al monitoraggio sull’attuazione dei provvedimenti. Oltre al fatto che il decreto potrebbe essere modificato in sede di conversione.

La sospensione del contributo ART

Meno soddisfacente la decisione sul contributo all’ART. Unatras ne aveva chiesto la definitiva cancellazione. Invece si tratta solo di un esonero – l’ennesimo – per il 2023. Per il settore è una tassa iniqua dal momento che l’autotrasporto non è sottoposto a regolazione, ma l’Autorità insiste ogni anno nel richiederlo, soprattutto da quando è riuscita ad avere la benedizione di legge, grazie a una «manina» che è riuscita a inserire, nel decreto per la ricostruzione del Ponte Morandi di Genova, un codicillo con cui si estende l’obbligo del contributo anche alle imprese che hanno relazioni di trasporto con soggetti sottoposti a regolazione.
Per di più la scadenza per il versamento del contributo era il 28 aprile e in molti si erano rassegnati a pagare. Ora potranno chiedere il recupero, quando il solito apposito decreto ne comunicherà le modalità. Resta invece l’obbligo della dichiarazione dei requisiti soggetti al contributo «sospeso» che riguarda le imprese di autotrasporto in conto terzi con fatturato 2021 superiore ai 5 milioni di euro.
Ma c’è una postilla singolare. Le somme a cui l’ART dovrà rinunciare con tale esonero saranno rimborsate dal governo con 1,4 milioni di euro, passando cioè il contributo a carico della fiscalità generale. Una soluzione che conferma la singolarità del provvedimento. E che preoccupa le associazioni. «Una criticità non ancora risolta», l’ha definita la Fiap. «Una soluzione tutt’altro che definitiva», ha incalzato il segretario di Assotir, Claudio Donati. Ma si tratta di osservazioni critiche altrettanto misurate quanto le prime espressioni di soddisfazione. Ancor più pragmaticamente, il presidente di Conftrasporto, Paolo Uggè, pur continuando a chiedere l’abolizione del contributo ART, ha parlato di «provvedimenti rilevanti per le attività di trasporto», rivendicando il ruolo delle rappresentanze per ottenere questo risultato. «Chi si sofferma a criticare senza riflettere», ha concluso, «e prova a gettare discredito oppure a mettere in dubbio coloro che lavorano a tempo pieno per difendere gli interessi di un settore di grande rilevanza, o non approfondisce le questioni o non le comprende. Oppure è in malafede».
In fondo, siamo o non siamo di fronte a un governo «vicino»?

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