La strategia di Daimler Truck Retail Italia. Piacenza val bene una filiale

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La strategia di Daimler Truck Retail Italia. Piacenza val bene una filiale

Nell’Italia del 1947 avvenne un piccolo miracolo: il parco circolante dei camion superò di duemila unità quello delle vetture: 186 mila contro 184 mila. Miracolo giustificabile viste le condizioni dell’Italia post-bellica, impegnata in una ricostruzione in cui c’era urgente bisogno di mezzi per trasportare merci. Anche nella provincia di Piacenza dei primi decenni degli anni Duemila i veicoli pesanti sembrano di più rispetto alle auto e forse, almeno lungo alcuni tratti stradali, lo sono veramente. Ma anche qui si tratta di un fenomeno giustificabile: in questo territorio, in virtù di una fitta rete infrastrutturale che lo rende prossimo alle aree produttive delle regioni più attive d’Italia e ai principali porti liguri, è sorto un polo logistico in grado di accogliere 1.459 insediamenti di aziende attive nel trasporto e nel magazzinaggio, che danno lavoro a più di 14 mila addetti. Ecco perché in alcune aree della provincia piacentina anche i magazzini a volte prendono il sopravvento sulle abitazioni. Non è un caso allora che il solo traffico camionistico di attraversamento che si registra in Emilia-Romagna pesi per il 26% sul totale delle merci in viaggio su strade regionali italiane. E non è un caso che Daimler Truck Retail Italia (DTRI), società del gruppo attiva nella vendita e nell’assistenza dei veicoli distribuiti da Mercedes-Benz Trucks Italia (MBTI) e parte di un network di filiali che fa capo alla Own Retail Europe, dopo il centro di Roma di riferimento per il Lazio, abbia deciso di aprirne un secondo proprio a Piacenza da cui coprire anche le provincie di Parma, Cremona e Lodi. Un centro di dimensioni imponenti (32.000 mq) che ha richiesto un conseguente investimento imponente, che in casa Daimler Truck preferiscono non quantificare. Anche se una cosa è certa: nessun dealer privato si può permettere un esborso di questo tipo, ma d’altra parte nessuno ha ambizioni ed esigenze così articolate come quelle che stanno dietro a una tale operazione. Per coglierle bisogna spacchettarle.

La prossimità migliora il servizio

Il primo obiettivo lo esprime Maurizio Pompei, CEO di MBTI:«Una realtà di questo tipo offre l’opportunità di avere un rapporto diretto con i trasportatori e per questo ci aiuterà a metabolizzare e ad affinare il servizio. Non siamo perfetti e vogliamo migliorare, anche perché il camion vive di servizi locali e la soddisfazione del cliente passa dal livello di tali servizi, visto che, se funzionano, può beneficiare di ridotti fermi macchina e di maggiore produttività». Insomma, siamo di fronte a una sorta di concessionaria laboratorio, che però – puntualizza Pompei – «opera con le stesse regole dei concessionari, è trattata da casa madre allo stesso modo e, quindi, deve rispettare gli stessi standard del gruppo».

La moltiplicazione dell’assistenza

Il di più che c’è nel centro di Piacenza e che ne giustifica le dimensioni riguarda le tante cose che ci si fanno all’interno. Innanzi tutto, neanche a dirlo, qui si vendono e si riparano veicoli. In che modo ce lo spiega Lorenzo Cianfoni, presidente e CEO di DTRI, mostrandoci le 11 postazioni di lavoro dell’officina, compresa quella dedicata ai veicoli elettrici in quanto richiede di riservare un’area alla delicata operazione dello smontaggio delle batterie. Ma soprattutto il CEO fa intendere come, allo stesso modo che nella contabilità, qui la partita è doppia: «Ci sono tante imprese locali di autotrasporto da conquistare, ma ci sono anche tantissimi trasportatori di passaggio da intercettare. E per farlo bisogna potenziare il servizio».
I modi per farlo sono tanti. «Vogliamo fornire ai clienti – esemplifica Cianfoni – la possibilità di venire in officina non solo per appuntamento e, di conseguenza, ci siamo attrezzati per ospitarli in qualunque momento. Ma soprattutto mi piacerebbe coprire il servizio anche oltre i normali tempi di apertura. Al momento attuale, avendo inaugurato da pochi mesi, non abbiamo ancora un’organizzazione sufficiente, ma stiamo lavorando in questa direzione».
Tradotto in forza lavoro, equivale a dire – spiega Cianfoni – che «siamo partiti con una ventina di addetti per le attività di vendita e assistenza. Un altro paio dovrebbero arrivare in tempi brevi, ma mi piacerebbe salire a 5 o 6 persone in più».

Le sinergie in usato e formazione

Come e dove si vanno a reclutare queste persone? Per rispondere bisogna accedere nelle altre realtà dell’impianto piacentino, tenute insieme da un unico filo rosso chiamato «sinergia». «A Vittuone – riprende Pompei – esisteva il TruckTraining Academy, un centro che abbiamo spostato qui per concentrare l’attività formativa destinata ai tecnici di tutta Italia e affiancarla a quella da impartire ai giovani tramite progetti di scuola-lavoro. Il valore aggiunto che si ottiene è quello di poter erogare corsi in una location produttiva in cui i giovani possono non soltanto trovare una porta di ingresso nel mercato del lavoro, ma anche percepire in concreto i contenuti tecnologici di un mondo che dall’esterno non sempre si colgono. Un’operazione che per funzionare necessita di una collaborazione con gli istituti tecnici e di un’integrazione con il territorio, che si è subito mostrato molto fertile».
L’altro trasferimento sinergico riguarda il Truck Store, realtà del gruppo votata a gestire l’usato, canalizzando in particolare i veicoli frutto di buy back. Ulteriore esempio di attività che necessita di un impegno finanziario troppo gravoso per un singolo concessionario.

La conquista dell’autonomia energetica

Da qui al 2039 Daimler Truck si è imposta di conquistare una piena neutralità carbonica. Di conseguenza ogni cosa che si muove all’interno del gruppo deve seguire logiche sostenibili, che a Piacenza lasciano traccia nell’installazione di pannelli fotovoltaici finalizzati a coprire almeno l’80% dei consumi energetici, a esclusione delle colonnine. E comunque pure queste – che saranno insediate da Fly Ren e rese fruibili al pubblico esterno – verranno alimentate esclusivamente con energia proveniente da fonti rinnovabili, anche se di notte, a garanzia di ulteriore risparmio, potranno beneficiare di quella immagazzinata durante il giorno dagli stessi pannelli.

Brescia, il terzo passo

Non è finita, perché Cianfoni ricorda che nella strategia di DTRI c’è un terzo centro da aprire già a luglio. Il contesto territoriale individuato è quello di Brescia, per la semplice ragione – chiarisce – che «è la terza provincia di Italia per parco circolante dopo Roma e Milano. E quindi, anche in questo caso, esiste una consistente domanda di mercato che può essere in grado, se intercettata, di giustificare l’investimento».
Ma più in generale dietro alle mosse della società di retail si possono cogliere i riflessi della transizione energetica e del passaggio all’elettromobilità, che – chiarisce il CEO – «richiede diversi investimenti aggiuntivi proiettati verso il domani.
In ogni caso – sottolinea Cianfoni – «una volta attivati i tre impianti, ci fermeremo: non ci sono al momento aree scoperte e il piano elaborato non prevede la realizzazione di altri centri. Ci limiteremo a gestire al meglio quelli esistenti. E vi assicuro, è una sfida fin troppo stimolante e impegnativa».

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